Biografia
Si presume che al-Tijani sia nato nell'oasi algerina di Aïn Madhi nel 1737. Risultava essere già sposato all'età di sedici anni, quando rimase orfano di ambo i genitori a causa di una carestia, ma divorziò presto per seguire la vocazione mistica. All'età di 21 anni si trasferì a Fès, importante centro spirituale del Marocco, ma presto si stabilì nelle aree rurali e operò come derviscio. Per cinque anni visse in una zawiya nella località algerina di El Abadia, poi compì il pellegrinaggio alla Mecca nel 1772. Durante il viaggio alla Mecca passò dal Cairo, dove visitò lo sceicco Mahmud al-Kurdi, il quale gli predisse che sarebbe diventato uno dei più grandi maestri sufi della storia. Simili attestazioni di merito gli sarebbero giunte da molti altri sceicchi che avrebbe incontrato lungo il suo viaggio.
Le notizie circa gli eventi successivi sono incerte: il suo discepolo e biografo Sidi al-Ḥajj ʿAlī Ḥarāzim Barrada sembra aver omesso alcuni particolari circa alcune difficoltà che al-Tijani avrebbe affrontato. Una volta tornato a Fès avrebbe incontrato una certa opposizione ai precetti della Khalwatiyya da lui insegnati, quindi ripartì nuovamente alla volta di svariate oasi disseminate nel Sahara, sino a stabilirsi ad Abu Samghun nel 1781. Qui gli sarebbe apparso il profeta Maometto ordinandogli di fondare una confraternita sufi che avrebbe preso il nome di Tijaniyyah.
Nel 1789 al-Tijani rientrò a Fès, dove trascorse il resto dei suoi anni. Strinse una forte intesa con il sultano del Marocco Mulay Sulayman, il quale vedeva nella Tijaniyyah un argine alle confraternite sufi più estreme. D'altro canto, gli ulama di Fès mostrarono una certa ostilità alla Tijaniyyah, presumibilmente per il suo appoggio al sultano e per le dichiarazioni stravaganti di al-Tijani in merito all'ordine ricevuto da Maometto e alla sua autoelezione a "navigatore dei santi". Difatti, chiunque avesse voluto unirsi alla sua confraternita avrebbe dovuto lasciare tutte le altre.
A Fès pochi adepti aderirono alla Tijaniyyah, probabilmente per le sue pratiche che andavano in contrasto con le tradizioni marocchine, come quella di recarsi a pregare alle tombe dei santi sufi o quella di celebrare il mawsim (la commemorazione della morte di un santo sufi). Fuori dal Marocco tuttavia, la Tijaniyyah godette di maggiore popolarità, soprattutto per la semplicità dei sui riti e per l'assenza dell'obbligo di fare una vita da asceta per i suoi adepti.
al-Tijani morì a Fès nel 1815. La sua tomba resta un'importante meta di pellegrinaggio per i seguaci della Tijaniyyah.
Note
Bibliografia
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