Varianti onomastiche Il nome del soggetto nella tradizione bibliografica si presenta in numerose occorrenze variabili. Alla forma italiana Rodolfo Tortario, adottata dalla scheda dellEnciclopedia Italiana Treccani, corrispondono le forme latine Radulphus Tortarius, Rodulfus Tortarius e Radulfus Tortarius, e le forme francesi Raoul Tortaire e Raoul le Tourtier. La forma Raoul Tortaire è quella adottata da Eugène de Certain nel suo studio del 1855, mentre Raoul le Tourtier ricorre nel titolo della monografia di Francis Bar del 1937. L'edizione critica dei carmi curata da Marbury B. Ogle e Dorothy M. Schullian reca nel titolo il genitivo Rodulfi Tortarii e nella prefazione la forma in nominativo Rodulfus Tortarius. nonché le designazioni latine Radulfus Floriacensis e Rudolfus Floriacensis, riferite alla sua appartenenza all'Abbazia di Fleury.
Biografia Rodolfo Tortario era un monaco benedettino dell'abbazia di Fleury sulla Loira: fu poeta e cronista in latino.
Fonti interne per luogo e data di nascita provengono rispettivamente dalle lettere 11 e 7 veicolate dal codice altomedievale delle sue opere, il "Reginensis Latinus 1357": secondo de Certain, se in particolare l’epistola VII fu composta, come indica il testo, nell’anno della morte di Filippo I di Francia, il 1108, l’affermazione di Tortario di avere allora quarantacinque anni collocherebbe la sua nascita nel 1063; Dolveck propone più cautamente il 1064, ed è in dubbio sul 1063.
Prima di giungere a Fleury Rodolfo fu educato nelle «arti liberali» manifestando precocemente quelle doti di intelletto che gli avrebbero poi meritato segnalazioni ragguardevoli da parte dei confratelli Maurini nella loro Histoire littéraire de la France [Storia letteraria della Francia] e che gli fecero apprezzare sia la consuetudine sia con gli «eletti maestri» riuniti nell'abbazia grazie all'impulso dell'abate Abbone sia con gli studi e la poesia.
La data e il luogo della sua morte non sono noti con certezza: Fleury è il suo ultimo ambiente biografico sicuramente documentato, mentre Saint-Benoît-sur-Loire come luogo di morte è una deduzione, non un dato attestato. Era ancora monaco dell'Abbazia di Fleury negli ultimi anni documentati della sua attività e la morte è stata collocata da alcuni degli studiosi dopo il 1122, ma su basi non conclusive.
Una cronologia dibattuta Discussa è la cronologia della biografia rodolfiana, tra confusioni di identità e accettazione o contestazione delle proposte della tradizione antica.
Come nota Ermini nella voce Treccani, «i dubbî cronologici sulla sua vita derivarono dall'avere gli storici confuso Rodolfo Tortario con RadulfoRadulfo di Cluny è maggiormente noto come Rodolfo il Glabro, o Rodulphus Glaber, che come Tortario era monaco benedettino e cronista francese dell'XI secolo, vissuto in diversi monasteri cluniacensi: fu autore degli Historiarum libri quinque, una fonte storica fondamentale per comprendere gli eventi, la religiosità e le paure legate all'anno Mille. di Cluny.»
Dolveck invece, condiviso da Sivo, accoglie i dati della tradizione attribuendo a Rodolfo una più lunga durata di vita, dal 1063 a dopo il 1142, e altresì la composizione, in tarda età, di una raccolta delle sue poesie, che avrebbe costituito l'attuale codice "Vat. Reg. lat. 1357".
Attività letteraria Gli scritti di Rodolfo affrontano temi poliedrici che spaziano dalla satira tagliente a resoconti di viaggio realistici e descrizioni quotidiane, unendo la formazione claustrale a una spiccata curiosità intellettuale.
Tortario rese in versi i Factorum et dictorum memorabilium libri IX [Fatti e detti memorabili] di Valerio Massimo.
Lo spostamento del suo campo di interesse all'agiografia è testimoniato dai Miracula sancti Benedicti [Miracoli di San Benedetto]Disponibili nella Patrologia Latina CLX, coll. 1189-1288: e da altre opere di simile tenore.
Lingua e stile Gli studiosi che si sono concentrati sul registro linguistico e lo stile di Rodolfo hanno rilevato come il latino di Tortario sia distinto da uno stile artificiale e complesso, dotto e virtuosistico sia nel lessico che nella sintassi, e come tale stile accademico derivi da una complessa operazione di centone e rielaborazione scolastica, in cui un lessico ricercato e specialistico si fonde con una sintassi elaborata, caratterizzata da una struttura della frase volutamente invertita o criptica e destinata a un pubblico colto ed erudito. Gli editori storici dei suoi Carmina, Ogle e Schullian, hanno sintetizzato le caratteristiche della sua lingua evidenziando come «il suo lessico sia artificiale quanto la sua sintassi».
Nelle sue opere, come il De memorabilibus, viene notata una forte propensione per i giochi di parole e per una struttura metrica altamente rifinita. Il lessico, arcaizzante, attinge alla tradizione classica, inserendo termini inusuali o desueti, e talvolta persino neologismi basati su interpretazioni di manoscritti antichi: ne è un esempio il termine vafria (astuzia), derivante tuttavia da una lezione corrotta, un errore di trascrizione di un codice di Valerio Massimo da Tortario inteso invece per lemma autentico.
Analogamente ibride sono le fonti: il latino di Tortario fonde elementi ripresi dalla poesia pagana classica (da Ovidio e Virgilio a Valerio Massimo...), dalla poesia cristiana, dalla Bibbia, dai Padri della Chiesa e dalla tradizione scolastica altomedievale.
La sua sintassi si mostra complessa e costretta: la struttura della frase è fortemente condizionata dalle rigide esigenze della metrica; i costrutti risultano spesso forzati e iper-letterari, lontani dal latino d'uso comune del suo tempo.
Tortario fa un uso sistematico della rima: nelle sue opere poetiche, come il De memorabilibus, scrive prevalentemente in distici elegiaci utilizzando estesamente la rima leonina, ovvero la rima tra la parola posta a metà del verso, prima della cesura, e quella finale.
Invalsa risulta la pratica della contaminazione diegetica: quando rielabora le sue fonti storiche, Tortario applica simmetrie retoriche precise, arricchendo i testi originali con dettagli descrittivi e amplificazioni poetiche di stampo epico, come l'elevazione di Boemondo I d'Altavilla a strenuus heros.
Operazioni di scrittura e metaforizzazione Specialmente in alcune delle sue opere Tortario aderisce al processo in atto nella letteratura contemporanea di risemantizzazione stilistica e di rilettura in chiave agonistica e bellica della lotta spirituale contro il peccato e particolarmente, nel suo caso, del martirio, della militia Christi: seguendo il modello dell'agiografia medievale, Rodolfo riqualifica i momenti critici della "vita" e della "passione" dei santi: la disciplina del monastero e la privazione eremitica vengono equiparate al duro addestramento militare (tirocinium) necessario per temprare il soldato di Dio, cosicché la scelta della virtù si risolve in una vittoria campale; analogamente il momento del supplizio e della morte violenta non sono una sconfitta ma l'opposizione all'assalto finale in cui il martire, resistendo alle torture, infligge una disfatta definitiva alle forze del male. Anche Tortario adotta infatti il registro dell'epica bellica e le sue caratteristiche: la scelta di scrivere in versi esametri risponde alla volontà di elevare lo stile, mutuando gli strumenti della poesia epica classica (Virgilio, Lucano), parimenti all'uso del lessico bellico classico: termini che designano il trionfo, il trofeo o armi e armature, come triumphus, tropaeum, galea, lorica e gladius perdono il loro significato materiale; la corazza diventa la pazienza, la spada è la parola sacra o la preghiera.
La saggistica medievistica, filologica e paleografica, studi storici e di letteratura latina medievale confermano come la militia Christi agiografica sia una trasposizione allegorica ed eroica, usata dal monachesimo per nobilitare l'ascesi e il martirio attraverso lo stile dell'epica classica e cavalleresca, in mentre autori come Bretzigheimer in specificano, in tale quadro, le motivazioni della scelta tortariana di riproporre opere come i Facta et dicta memorabilia di Valerio Massimo: Bretzigheimer esamina i meccanismi di riscrittura metrica di Tortario evidenziando come il monaco attinga al patrimonio dell'epica e della retorica classica per trasformare narrazioni in prosa in veri e propri "monumenti" eroici in versi, finalizzati all'esaltazione dei valori monastici.
Altresì Sivo analizza l'intertestualità di Tortario, ovvero l'uso combinato di fonti come Virgilio, Lucano e Valerio Massimo, applicata alle sue opere agiografiche e alle epistole, confermando l'adozione del lessico bellico imperiale e classico per finalità puramente spirituali.
Opere Le opere di Rodolfo Tortario comprendono componimenti poetici, opere agiografiche e una raccolta di miracoli in prosa. La tradizione manoscritta e gli studi moderni distinguono un nucleo di opere sicuramente attribuibili all'autore da alcuni componimenti di attribuzione discussa. Nella voce Treccani dedicata a Rodolfo Tortario, Filippo Ermini elenca come opere tortariane: «la Vita Sancti Mauri; il De memorabilibus, in 9 libri, di distici elegiaci; le Epistolae ad diversos, in versi leonini, e i Miracula Sancti Benedicti». Secondo Franz Dolveck, di attribuzione sicura a Tortario è lHymnus in honore beati Mauri, per motivi l'uno interno al testo tramandato:L'edizione di riferimento è quella di Ogle e Schullian del 1933: l'autore si nomina esplicitamente al v. 310: «Donat istos hendecasyllabarum, / Maure, supplex versiculos Rodulfus [dona questi versetti in endecasillabi, Mauro, il supplice Rodolfo]», l'altro rifacentesi alla tradizione manoscritta: Dolveck indica che lHymnus è trasmesso dal codice "Reg. lat. 1357" e dal ms. di Parigi, "BnF, lat. 12606", insieme alla Passio sancti Mauri. Nelle edizioni moderne e da Dolveck gli è attribuita una Passio beati Mauri come tramandata dal codice "Reg. lat. 1357": nel testo dell’articolo, Dolveck la descrive come Passio sancti Mauri in due libri preceduti da prologo e orazione.
Anche Francesca Sivo presenta un elenco delle opere tortariane, «nell'ordine in cui esse figurano nel manoscritto» "Reg. lat. 1357" secondo l'edizione Ogle-Schullian, che ella ritiene possa corrispondere a quello di composizione: De memorabilibus, Epistulae ad diversos, Passio beati Mauri, Hymnus in honore beati Mauri, Miracula sancti Benedicti; inoltre tra i contenuti del codice cita Epitaphius Petri Abailardi, Elogium Petri, De ovo, l'elogio di Bernardo di Chiaravalle, due epitaffi di Rodolfo, il «poemetto sullAmicizia».
Gli scritti di Tortario sono convenzionalmente distinguibili tra: Opere poetiche di attribuzione sicura: De memorabilibus o De memorabilibus libri IX Epistulae, tradizionalmente indicate come Epistulae ad diversos Passio beati Mauri Hymnus beati Mauri o Hymnus in honore beati Mauri Miracula sancti Benedicti in versi Opera in prosa: Libro VIII dei Miracula sancti Benedicti Componimenti di attribuzione discussa o rivalutata: Epitaphium Abælardi Elogium Petri Venerabilis Elogium Cluniaci De ovo Elogio di Bernardo di Chiaravalle Sull'amicizia
Passio metrica Sancti Mauri Passio metrica sancti Mauri, o Passio beati Mauri, è un poemetto agiografico in due libri dedicato al martirio di San Mauro Afer [Afro, d'Africa]. Al santo sono destinati sia Hymnus sancti Mauri sia Passio metrica sancti Mauri.
Il personaggio su cui è incentrato il poemetto è il Mauro di origine africana martire durante la persecuzione di Diocleziano, storicamente distinto dal Mauro, anch'egli canonizzato, discepolo di San Benedetto. La scelta di Maurus Afer è compatibile con una serie di circostanze: