Guidò una breve ribellione contro gli italiani, culminata nella battaglia di Halai, dove trovò la morte.

Biografia Nacque tra il 1839 e il 1850 in una ricca famiglia contadina nella città di Saganeiti, Acchelè-Guzai. I genitori di Batah, Hagos Andu e Weizro Wonau, erano allevatori di bestiame e possedevano terreni intorno alle scarpate orientali dell'Acchelè-Guzai. Come la maggior parte delle genti intorno a Sageneiti, che avevano in quegli anni abbracciato il cattolicesimo grazie all'opera del missionario italiano Giustino de Jacobis, Batah Agos si convertì anch'egli negli anni 1870.

Batah Agos si fece conoscere nel 1875 quando uccise Embaye Araya, figlio di Rasi Araya (il governatore del Tigrè), in una scaramuccia scatenata da un'incursione nella zona. Batah e i suoi fratelli divennero quindi sciftà (fuorilegge) e stabilirono la loro base ad Agameda, nelle pianure dei Saho, dove attaccavano le carovane di Ras Alula. Nonostante gli sforzi del luogotenente di Ras Alula, Balatta Gabru, Batah Agos sfuggì alla cattura e successivamente, nel 1880, si alleò con la guarnigione egiziana di Sanhit (poi Keren). Nel 1885, con l'avvento della presenza coloniale italiana che sostituì gli egiziani scacciati da Massaua, Batah Agos si mosse per allearsi con loro e con il loro governatore provinciale Oreste Baratieri. Fu nominato capobanda e gli fu conferito il titolo di deggiasmac. Batah Agos si stabilì nel suo vecchio accampamento di Agameda e combatté contro le incursioni del Fitawrari Dabbab Araya. Grazie alla sua fede cattolica e al servizio prestato, Batah Agos era considerato dagli italiani uno dei loro capi più leali in Eritrea. Di conseguenza arrivò a controllare l'Acchelè-Guzai e nel 1889 le sue forze avevano un ruolo importante nelle manovre italiane per creare la colonia dell'Eritrea.

Tuttavia, Batah Agos divenne sempre più frustrato dalla condotta del governo coloniale italiano e dei suoi soldati, in particolare dall'espropriazione delle terre al clero. Aveva capito che Menelik stava consolidando il suo potere a sud con l'intenzione di soppiantare gli italiani. Nel giugno del 1894, insieme a Ras Mangascià Giovanni e Ras Alula, si recò ad Addis Abeba per chiedere perdono al Negus per i suoi rapporti con Baratieri. Menelik li perdonò e offrì a Mangascià la corona del Tigrè in cambio della sua lealtà e del suo aiuto nella cacciata degli italiani. I capi tigrini complottarono contro Baratieri pur mantenendo una parvenza di amicizia nei suoi confronti. Batah Agos arrivò persino a guidare un esercito nella provincia occidentale dello Scirè con il pretesto di combattere i mahdisti, ma invece sottomise Kitet e iniziò a reclutare un esercito ancora più numeroso.

Ribellione contro gli italiani Nel dicembre del 1894, Bahta guidò di sua iniziativa la sua forza di uomini in una rivolta diretta contro gli italiani, pur affermando di avere il sostegno di Mangascià. Catturò il residente italiano a Saganeiti, che all'epoca era la capitale della provincia, e proclamò l'indipendenza dell'Acchelè-Guzai. Si proclamò "vendicatore dei diritti calpestati dagli italiani". e disse anche: «Gli italiani ci maledicono, si impadroniscono della nostra terra; io voglio liberarvi... cacciamo via gli italiani e diventiamo padroni di noi stessi». Il 15 dicembre furono tagliati i fili del telegrafo da Saganeiti ad Asmara, città occupata dagli italiani dal 1889, per darsi il tempo di mobilitare la popolazione e coinvolgere Mangascià nel conflitto. Baratieri sospettò immediatamente di Mangascià e ordinò al maggiore Pietro Toselli e al suo battaglione di avanzare verso Saganeiti.

Al suo arrivo, il maggiore Toselli avviò delle trattative con Batah Agos, il quale temporeggiò con scuse e promesse di lealtà. I rinforzi italiani iniziarono ad arrivare e la sera del 17 Toselli disponeva di uomini e due pezzi d'artiglieria. La mattina seguente mosse contro Batah, ma questi aveva segretamente abbandonato Saganeiti durante la notte e aveva spostato le sue truppe a nord contro la guarnigione italiana di 220 uomini nel piccolo forte di Halai, comandato dal capitano Castellazzi. Toselli intuì correttamente il piano di Batah Agos e marciò rapidamente con i suoi uomini verso Halai.

Batah chiese a Castellazzi di arrendersi e di abbandonare il forte. I negoziati continuarono fino alle 13:30, quando la pazienza di Batah si esaurì e fu ordinato l'attacco. A corto di munizioni, gli italiani resistettero fino alle 16:45, quando la situazione divenne critica. Le forze di Toselli arrivarono in quel momento e lanciarono un attacco alle retrovie di Batah. Batah fu ucciso nell'attacco e le sue forze fuggirono, in gran parte unendosi poi a Mangascià.

Il mese seguente, l'esercito di Mangascià subì una sconfitta nella battaglia di Coatit, ma Menelik presto impegnò le sue forze e nel 1896 annientò gli italiani nella battaglia di Adua, ponendo fine alle loro speranze di assoggettare l'Etiopia.

Sepoltura A causa della sua influenza, dopo la sua morte la sua sepoltura fu vietata dal governo coloniale italiano, che temeva che la sua tomba potesse diventare il punto di partenza per ulteriori ribellioni. Il suo corpo fu sepolto segretamente ad Halai e successivamente trasferito a Saganeiti nel 1953. Nel 2007 fu sepolto nuovamente in un memoriale di nuova costruzione con una guardia d'onore in memoria della sua lotta.

Note

Bibliografia

TEKESTE, Negash (1986): No Medicine for the Bite of a White Snake: Notes on Nationalism and Resistance in Eritrea, 1890–1940, University of Uppsala. MELLI, Beniamino (1899): La colonia Eritrea dalle sue origini fino al fino al 1.° Marzo 1899, Luigi Battei. BERKELEY, G. F.-H (1902): The campaign of Adowa and the rise of Menelik. Reprint, Negro University Press. Collegamenti esterni