La necropoli di Tracucu (talvolta chiamata anche Fund'e Monti) è costituita da quindici domus de janas ("case delle fate", tombe rupestri risalenti all’età neolitica).
Posizione Il sito archeologico prende il nome dalla collina di Tracucu, in territorio di Lotzorai (Ogliastra, Italia) sui cui versanti si dispongono, con diverse orientazioni, le antiche sepolture, risalenti al Neolitico recente (3500 – 2700 a.C. nella datazione tradizionale).
A poca distanza si trova il gruppo montuoso di Bruncu Crabiola, che, assieme alle altre emergenze rocciose note come Genna Tramonti, ospita altre nove domus de janas, portando a 24 il numero di queste sepolture nei due vicini compendi. Altre due domus si trovano poi, più distanti, in località Tancau-Sa Murta, sempre nel territorio di Lotzorai.
Il paese, che conta abitanti all’ultimo rilevamento del 2026, conserva ancora un nucleo storico costituito da case in stile campidanese, con ampi cortili interni. Occupa una buona porzione della fertile pianura alluvionale che si estende ai vicini centri di Girasole e Tortolì, compresa tra due fiumi, il Pramaera e il Rio Girasole ma presenta anche, sparse nel territorio. diverse emergenze rocciose che hanno ospitato monumenti realizzati in diversi periodi della preistoria e della storia sarda: oltre al Neolitico già citato per le domus de janas, sono presenti anche alcuni nuraghi (Età del Bronzo) e un castello il cui ultimo utilizzo risale al Medioevo ma le cui fondamenta mostrano tratti del periodo punico, che predatano quindi la conquista romana del III a.C.
Descrizione Le tombe che compongono il sito sono state scavate nella roccia. Alcune di esse sono della tipologia monocellulare: sono cioè dotate di una sola camera funeraria, quindi destinate a un solo inumato. Altre sono bicellulari, quindi destinate a più sepolture, si ritiene del medesimo nucleo familiare.
L'accesso alle camere prevede generalmente una breve area antistante il portello d’ingresso, di forma sub-rettangolare o trapezoidale, che in alcuni casi presenta però un corridoio (dromos ) più pronunciato, che in un caso raggiunge i cinque metri di lunghezza.
Alcune domus sono provviste di un'anticamera, spazio interno che introduce allo sviluppo delle camere funerarie vere e proprie (celle).
Gli ingressi di diverse tombe sono modanati con scorniciature atte a rifinire i portelli di ingresso.
A questo proposito, una domus si segnala per essere arricchita da una cornice decorativa scolpita che contorna l’ingresso disegnando una sorta di semicerchio, che secondo alcuni autori anticipa, o ricalca, la forma della stele delle tombe dei giganti della tipologia dolmenica del successivo periodo nuragico. La soglia di questa tomba, tra le più rifinite della necropoli, è segnata da una canaletta, che doveva avere la funzione di drenare i fluidi impiegati nelle cerimonie che contrassegnavano i riti funerari antichi. La tomba presenta anche un’interessante coppella realizzata sulla parete sinistra, posizionandoci di fronte all’ingresso.
Reperti di cultura materiale Le domus de janas di Lotzorai hanno fornito frammenti di ceramica attribuiti alla cultura di Ozieri (Neolitico recente, 3500 - 2700 a.C.).
Il ritrovamento di tre vasi intatti della cultura di Bonnanaro (Età del Bronzo Antico, 1800-1600 a.C.) in una delle tombe testimonia il probabile riutilizzo del sito funerario in periodi successivi a quello del loro primo impianto, ipotesi rafforzata dalla presenza, sul punto più alto della collina, di resti di un nuraghe, che conferma il riutilizzo del sito, con altra funzione, due millenni dopo il suo impianto originario come necropoli, quindi luogo sacro, per le genti del Neolitico recente
Bibliografia AA. VV., Progetto i Nuraghi: ricognizione archeologica in Ogliastra, Barbagia, Sarcidano. I reperti (Lotzorai), Consorzio Archeosystem, Milano 1990, pp. 30–39. C. Nieddu, "Necropoli di Fund'e Mònti", in C. Nieddu (a cura di) Siti archeologici d'Ogliastra, Provincia d'Ogliastra, Tortolì 2006, pp. 42–43.
Note
Tracucu