La Moschea Yeraltı (, sign. "Moschea sotterranea"; nota anche come Kurşunlu Mahzen, sign. "Cantina di piombo"), è una moschea situata nel quartiere di Karaköy del distretto di Beyoğlu, appartenente alla provincia di Istanbul, in Turchia. La moschea era situata originariamente nel sotterraneo di una fortezza costruita probabilmente durante il regno di Tiberio II (r. 578-582) per controllare l’accesso al Corno d'Oro in risposta alle crescenti incursioni arabe, e anche oggi - sebbene ricostruita - occupa gli stessi spazi.
Ubicazione La moschea si trova su Kemankeş Caddesi No.23 / Karantina Sokağı No. 6, nella mahalle di Kemankeş Karamustafapaşa del distretto di Beyoğlu, a Istanbul, vicino al molo dei traghetti di Karaköy.
Origine del nome La moschea, definita sotterranea perché situata in un locale sottoterra, è talvolta nota come Kurşunlu Mahzen ("cantina di piombo"), poiché era il luogo in cui i beni dei guerrieri omayyadi catturati venivano sigillati con il piombo fuso.
Storia L'anno di costruzione non è noto con esattezza. Teofane Confessore, la prima fonte che menziona la fortezza chiamata Kastellion tón Galátou (), nei sotterranei della quale fu poi costruita la moschea, scrive che durante l’assedio di Costantinopoli negli anni 717-718 da parte degli Omayyadi, un’estremità della catena che bloccava l'entrata al Corno d'Oro era fissata proprio in questo punto. Nella Patria Costantinopolitana, opera del X secolo, si afferma retrospettivamente che questa fortezza fu costruita da Tiberio II (r. 574-582) contro un sovrano bulgaro anonimo, definito khaganos (khan), che aveva saccheggiato, incendiato e distrutto quasi tutta la Tracia, spingendosi fino alle porte di Costantinopoli. In questo modo si mirava a isolare e proteggere le navi e a ridurre la minaccia di incendi dolosi. Nelle incisioni di Cristoforo Buondelmonti, databili alla prima metà del XV secolo, la fortezza — costituita da un cortile circondato da alte mura e da un’alta torre — è anche il punto in cui era fissata un’estremità della catena che sbarrava l’accesso al Corno d'Oro. Nei disegni di Matrakçı Nasuh del 1573 e nell’Hünername del 1584 la Fortezza di Galata, la quale nei registri ufficiali ottomani figura con il nome di Mahzen-i Sultani, invece non compare. Dopo il passaggio di Costantinopoli sotto il dominio ottomano, il luogo fu nuovamente utilizzato come magazzino per vari scopi, tra cui deposito di munizioni e cisterna d’acqua. Secondo Evliya Çelebi, si tratterebbe di una torre fatta costruire da Ömer, figlio di Abdülaziz, nell'anno 92 dell'Egira (711), e successivamente trasformata in moschea. Il sotterraneo venne trasformato in moschea durante il regno di Murad IV (r. 1623-1640). La moschea attuale fu ricostruita fra il 1753 e il 1756 da Köse Bahir Mustafa Pascià, dopo che quella precedente era crollata nel 1752 per un terremoto, e si appoggiava contro le vecchie mura di Galata.. Il suo minareto a forma di torre, crollato in seguito a un terremoto verificatosi poco dopo, fu ricostruito per volere del sultano Mahmud I (r. 1730-1754). Qui si trovano anche i cenotafi di ʿAmr ibn al-ʿĀṣ, uno dei Compagni del Profeta, di Vehb Bin Huşeyre (probabilmente anche lui un Compagno) e di Süfyân Bin Uyeyne, appartenente alla generazione dei Tabeu't-tâbiîn. La moschea è considerata il luogo sacro più visitato di Istanbul dopo Eyüpsultan.
Descrizione
All'interno di un grande sotterraneo oscuro a pianta rettangolare, cinquantaquattro pilastri massicci sostengono le volte che coprono la struttura. La moschea riceve la luce del giorno esclusivamente dalle finestre aperte sulla parete che si affaccia sul mare. Sopra di essa si trova l'edificio della direzione del Centro Sanitario Sahiller, costruito nello stile architettonico dei Konak turchi in legno e restaurato nel 1985. La tuğra più antica visibile su un'iscrizione a Istanbul è quella di Mahmud I, situata sopra il portone d’ingresso. La moschea, che dispone di una tribuna per il muezzin, presenta due portoni d’ingresso: al primo si accede da Kemankeş Caddesi, all’altro da Karantina sokağı. A causa del dislivello, l’accesso da Karantina Sokağı avviene tramite una rampa di scale. Attualmente è in funzione. Le tombe
All’interno della moschea, al piano interrato, si trovano due stanze che ospitano delle tombe. Queste tombe sono attribuite a due Ṣaḥāba e a uno dei Tabi' al-Tabi'een. Le tombe dei Sahaba si trovano in un’unica stanza. Le tombe furono aggiunte nel 1753, dopo che un derviscio Naqshbandi affermò che la presenza delle sepolture nel seminterrato gli era stata rivelata in sogno. Tomba di Amr ibn al-As e Wahb ibn Husayra
Entrando nella moschea da Karaköy si accede a questa sala. Essa contiene due cenotafi in legno dedicati ad ʿAmr ibn al-ʿĀṣ e a un altro Sahaba di nome Wahb ibn Husayra. Tuttavia, è noto che Amr ibn al-As morì in Egitto, mentre non vi sono quasi tracce di alcun Sahaba di nome Wahb ibn Husayra. Secondo una leggenda, questi Sahaba furono catturati durante l'l'assedio di Costantinopoli del 672-677, torturati a morte e qui inumati. I cenotafi di questi due Sahaba sono racchiusi da una grata di ferro con vetrate incastonate.
Tomba di Sufyan ibn Uyaynah
Sufyan ibn Uyaynah fu un membro di spicco dei Tabi' al-Tabi'een e, pertanto, uno dei Salaf. La sala che ospita il suo cenotafio si trova al centro della moschea ed è accessibile attraverso una piccola porta. Le tradizioni locali narrano che fosse un soldato al servizio di Maslama ibn Abd al-Malik, catturato in battaglia e torturato a morte. Tuttavia, è noto che Sufyan ibn Uyaynah morì alla Mecca, nell'odierna Arabia Saudita.
Note
Bibliografia
Altri progetti
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