La Grande Sinagoga di Palermo, nota anche come Meschita, era la principale sinagoga di Palermo, edificata nella seconda metà del XII secolo e dismessa in seguito all'espulsione degli ebrei dal Regno di Sicilia decretata nel 1492.

Il tempio sorgeva all'interno della Giudecca di Palermo, nell'area oggi occupata dal complesso costituito dalla Chiesa di San Nicola da Tolentino e dall'Archivio storico comunale.

Storia L'origine della sinagoga è stata messa in relazione con la presenza, nello stesso sito, di una precedente moschea islamica. La struttura sarebbe stata acquisita dalla comunità ebraica locale nel corso del XII secolo, in una fase caratterizzata dalla progressiva contrazione della presenza musulmana a Palermo. Il fenomeno, già documentato dalla metà del secolo, interessò diverse proprietà appartenenti alla popolazione islamica, sia all'interno della cinta urbana sia nelle zone periferiche della città.

Il progressivo trasferimento o abbandono delle proprietà musulmane avrebbe quindi favorito l'insediamento di altri gruppi nella medesima area. In questo quadro, gli ebrei già residenti nella contrada della Meschita potrebbero aver occupato e successivamente adattato a luogo di culto un edificio precedentemente utilizzato dalla comunità musulmana. La trasformazione viene collocata, in via ipotetica, tra la metà e la fine del XII secolo, indicativamente fra il 1150 e il 1190.Maria Eugenia Manzella, La sinagoga perduta di Palermo, Kalos 2018.

Il termine Meschita, derivato dall'arabo Masǧid (moschea), potrebbe essere entrato nell'uso della comunità ebraica cittadina attraverso il ricco patrimonio linguistico arabo degli ebrei sefarditi di Palermo. Un'altra ipotesi collega invece la denominazione alla possibile origine islamica dell'edificio: il termine Meschita potrebbe essersi conservato per consuetudine.

La descrizione più dettagliata dell'aspetto della Grande Sinagoga è contenuta in una lettera del rabbino Obadiah di Bertinoro risalente al 1487. Nel suo scritto l'autorevole religioso ebreo esaltò con parole di profonda ammirazione l'edificio, scrivendo, tra l'altro: «La Sinagoga di Palermo non ha al mondo l’eguale ed è in assoluto degna di lode».

Dopo l'espulsione degli ebrei decretata nel 1492, Il viceré di Sicilia Ferdinando de Acuña curò la vendita dei terreni ove sorgeva la sinagoga. Nel 1507 vi fu fondato il monastero di Santa Maria del Popolo, mentre un secolo più tardi, nel 1609, l'arcivescovo di Palermo Giovanni Doria promosse la costruzione dell'odierna Chiesa di San Nicola da Tolentino. Le ricostruzioni avvenute e l'apertura della Via Maqueda sul finire del XVI secolo hanno modificato enormemente la fisionomia della zona dell'antica sinagoga.

L'iscrizione su una colonna della navata a destra della Chiesa di San Nicola recita: «Il Tabernacolo di Dio con gli uomini. Il restaurato edificio una volta fu mare, poi triste palude, quindi orto e tempietto; finalmente, con passar degli anni, da sinagoga divenne piccola cappella di Santa Maria del Popolo».

Un reperto dell'antica sinagoga, contenente un'iscrizione in ebraico, si trova nel chiostro della Basilica della Magione.

Note

Voci correlate Giudecca di Palermo Storia della Sicilia ebraica Chiesa di San Nicola da Tolentino Archivio storico comunale di Palermo

Bibliografia Maria Eugenia Manzella, La sinagoga perduta di Palermo, Kalos 2018. Francesco D’Agostino, La Meschita: il quartiere ebraico di Palermo, Kalos 2018. Nicolò Bucaria, Sicilia Judaica: guida alle antichità giudaiche della Sicilia, Flaccovio editore, Palermo 1996.

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