Guidò la squadra imperiale vincitrice nella battaglia dell'Isola del Giglio del 1241 e condusse per oltre un decennio una campagna corsara contro il Comune di Genova a partire dalla base di Savona.

Biografia

Le origini e la battaglia del Giglio (1241) Andreolo apparteneva alla famiglia De Mari, antico casato genovese di tradizione marinara legato, secondo la genealogia tramandata da Luigi Tommaso Belgrano, al visconte Ido di Carmandino, ceppo comune ad altre grandi famiglie dell'aristocrazia ligure come gli Spinola e gli Embriaci. Suo padre Ansaldo, esponente di primo piano della fazione ghibellina genovese, fu nominato da Federico II grande ammiraglio della flotta del Regno di Sicilia agli inizi del 1241, succedendo al genovese Nicola Spinola morto alla fine dell'anno precedenteDE MARI, Ansaldo, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL: https://www.treccani.it/enciclopedia/ansaldo-de-mari_(Dizionario-Biografico)/. Alla guida operativa di ventisette galee siculo-pisane formalmente sotto l'alto comando paterno, Andreolo ebbe un ruolo che lo stesso Federico II giudicò determinante nello scontro navale del 3 maggio 1241 al largo dell'Isola del Giglio, dove la flotta imperiale intercettò quella genovese di Iacopo Malocello, incaricata di condurre a Ostia i prelati diretti al concilio convocato da papa Gregorio IX per discutere la scomunica e la deposizione dell'imperatoreGIGLIO, BATTAGLIA DEL, in Federiciana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005. URL: https://www.treccani.it/enciclopedia/battaglia-del-giglio_(Federiciana)/. Solo quattro galee genovesi riuscirono a sottrarsi rifugiandosi dietro la nave ammiraglia, mentre le restanti ventidue furono abbordate e catturate, sedici delle quali dallo stesso Andreolo e sei dall'ammiraglio pisano Ugolino BuzzacariniJean A. Cancellieri, DE MARI, Andreolo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 38, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1990. URL: https://www.treccani.it/enciclopedia/andreolo-de-mari_(Dizionario-Biografico)/. Tra i quasi quattromila prigionieri condotti a Pisa dove attendeva il re di Sardegna Enzo figurarono il legato pontificio Gregorio di Romania, i cardinali di San Nicola e di Preneste, gli arcivescovi di Rouen e Bordeaux e gli abati di Cluny, Cîteaux e ClairvauxLa battaglia dell'Isola del Giglio, Italia Medievale. URL: https://www.italiamedievale.org/battaglia-dellisola-giglio/.

Le campagne corsare contro Genova (1242-1247) Nel 1242 Ansaldo De Mari e l'ammiraglio pisano tentarono senza successo un'offensiva contro Portovenere e Levanto, ritirandosi a Lerici, dove Andreolo li raggiunse con due galee battenti bandiera imperiale. Di fronte al compatto schieramento della flotta genovese i tre comandanti ghibellini evitarono lo scontro diretto e si trasferirono a Savona, base da cui condussero per anni incursioni di disturbo lungo la costa ligure, spingendosi in agosto a entrare nel porto di Genova stesso. Alla fine di novembre Andreolo lasciò Savona alla volta dell'Italia meridionale con venticinque galee tornando nel Tirreno settentrionale solo nel maggio 1244 con dieci galee armate e sette taride cariche di grano, senza riuscire però a intercettare un convoglio cerealicolo genovese proveniente dalla Provenza, protetto da Amico Streiaporco, né a impedire il saccheggio del territorio savonese condotto per terra e per mare dall'esercito di Genova.

Nel 1245, dopo aver condotto un'ambasceria imperiale in Spagna, Andreolo riprese al ritorno la guerra corsara, penetrando nel porto di Genova senza accettare battaglia e ritirandosi a Pisa, dove si ricongiunse brevemente al padre. Diretto poi a Savona con venti galee, guidò una missione diplomatica alla corte di Provenza per chiedere, a nome di Federico II, la mano di Beatrice, figlia del defunto conte Raimondo Berengario, per il figlio dell'imperatore Corrado; il tentativo di assicurarsi l'appoggio provenzale contro Genova e il papato fallì. Rientrato a Savona in ottobre riprese le incursioni, bombardando il sobborgo genovese di San Tommaso in quello che le fonti ricordano come il primo bombardamento navale della storia di Genova. Nella primavera del 1247 ripeté la dimostrazione di forza nel porto genovese, colpendo insieme il commercio diretto a Genova con azioni di pirateria contro mercantili di Marsiglia, Piacenza e Tortosa; in luglio bombardò nuovamente la città ritirandosi a Savona poco prima che la mobilitazione della flotta genovese si completasse.

L'assedio di Genova e il ritorno in patria (1247-1250) Una flotta di venticinque galee genovesi cinse allora d'assedio lo stesso Andreolo a Savona, aprendo una fase di scontri corsari isolati, favorevoli soprattutto al comandante ghibellino, che si recò in Corsica, dove il padre Ansaldo tentava di costituire una signoria familiare nel Capo Corso settentrionale, impadronendosi di un castello difeso da Antonio, figlio di Lanfranco Avogari. Di fronte all'allestimento di una nuova flotta genovese di ventiquattro galee, Andreolo si trasferì alla fine dell'anno in Sicilia, da dove tornò nel 1248 con venticinque galee rinforzate da navi pisane per eseguire, su ordine dell'imperatore, il blocco navale di Genova, mentre le forze ghibelline di Oberto Pallavicini e Iacopo Del Carretto assediavano la città per terra. Obiettivo principale dell'operazione era il cantiere di Sampierdarena, dove i genovesi allestivano le grandi navi destinate al trasporto dei crociati del re di Francia. Alle venticinque galee di Andreolo i genovesi opposero le trentadue dell'ammiraglio Rosso Della Turca, ma la sconfitta subita dal partito imperiale a Parma il 18 febbraio 1248 costrinse le truppe ghibelline che assediavano Genova via terra a ritirarsi lasciando Andreolo a proseguire da solo, per mare, la guerra corsara. In una lettera del 1250 Federico II ricorda la cattura di sedici galee genovesi da parte di dodici navi imperiali presso Savona nel settembre 1249, senza che sia certo se l'azione fosse guidata direttamente da Andreolo.

Alla morte di Federico II nel dicembre 1250 Andreolo approfittò della tregua tra guelfi e ghibellini per rientrare a Genova insieme al padre Ansaldo, dedicando gli ultimi anni della propria vita alle attività commerciali della città natale, allora prossima al proprio apogeo medievale come potenza marittima. La data della sua morte non è nota.

Note

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