Il buon fresco è una tecnica pittorica ad affresco in cui pigmenti resistenti agli alcali, diluiti in acqua, vengono applicati su intonaco umido. Si distingue dalle tecniche dell'affresco secco (o a secco) e del finto affresco, in cui i colori vengono applicati su intonaco asciutto; è la più antica e durevole tecnica di pittura murale. A differenza di altre tecniche in cui il colore forma una pellicola sopra la parete, come la pittura acrilica o a olio, nel buon fresco il colore diventa parte integrante della struttura muraria.
Descrizione La tecnica del buon fresco consiste nel dipingere con pigmenti diluiti in acqua su un sottile strato di malta di calce o intonaco fresco e umido. Data la composizione chimica dell’intonaco, non è necessario l’uso di un collante. Tuttavia, alcuni artisti utilizzavano la calce come mezzo legante per i pigmenti, al fine di rallentare il processo di essiccazione dell’intonaco e poter continuare a lavorare per periodi di tempo più lunghi.
Dopo alcune ore l’intonaco reagisce con l’aria in un processo chiamato carbonatazione. Questa reazione chimica fissa le particelle di pigmento sulla superficie dell’intonaco in una rete cristallina protettiva nota come crosta di calce, detta anche grassello di calce.
Il vantaggio del buon fresco è la sua durata. Nel fresco-secco, al contrario, il colore non diventa parte integrante della parete e tende a staccarsi nel tempo. Sebbene il buon fresco garantisca una longevità straordinaria, lo svantaggio principale è che deve essere eseguito rapidamente e senza errori.
Il pittore stucca e dipinge solo quanto può essere completato in un giorno, il che spiega il termine specifico per ciascuna di queste sezioni, giornata, ovvero un giorno di lavoro. Le dimensioni di una giornata variano a seconda della complessità del dipinto al suo interno. Un volto, ad esempio, potrebbe richiedere un’intera giornata, mentre ampie aree di cielo possono essere dipinte piuttosto rapidamente. Il buon fresco viene solitamente realizzato in sezioni a causa dei limiti di tempo imposti dall’intonaco.
Storia
Negli scavi di Akrotiri, sull’isola di Santorini in Grecia, sono stati rinvenuti affreschi risalenti al XVII secolo a.C., realizzati con questa tecnica, che hanno rivoluzionato le nostre convinzioni sull’arte in epoca preistorica. Uno dei primi pittori del periodo post-classico a utilizzare questa tecnica fu il Maestro d'Isacco nella Basilica di San Francesco ad Assisi.
Nell’Italia medievale e rinascimentale, la parete da affrescare veniva prima preparata con uno strato di intonaco ruvido e spesso, noto come arriccio. Una volta asciutto, gli assistenti vi tracciavano la composizione del maestro con pigmento bruno-rossastro o carboncino. L’artista apportava poi le modifiche necessarie. Tra gli artisti che utilizzarono la tecnica del buon fresco figurano Raffaello, Masaccio e Michelangelo. Molti artisti del Rinascimento dipingevano affreschi buon fresco come sfondi o sottofondi prima di realizzare gli affreschi a secco sull’intonaco asciutto. La carbonatazione dell’intonaco richiede molti giorni, quindi doveva trascorrere diverso tempo tra la realizzazione del buon fresco e quella dell’affresco a secco. Alcuni ingredienti utilizzati nell’affresco a secco erano incompatibili con l’intonaco umido e potevano causare una pigmentazione errata.
Note
Voci correlate
Strappo (affresco) Trompe-l'œil Carbonatazione Conservazione e restauro degli affreschi
Affresco Calcestruzzo Cemento armato Clinker Copriferro Durabilità Calce Acque aggressive Test colorimetrico
Vedi anche :Categoria:Affreschi Tecniche pittoriche
Bibliografia
Collegamenti esterni
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