La Divisione Nazionale 1928-1929 è stata la 29ª edizione della massima serie del campionato italiano di calcio, disputata tra il 30 settembre 1928 e il 7 luglio 1929 e conclusa con la vittoria del , al suo secondo titolo. Si trattò dell'ultimo torneo strutturato su un meccanismo a gironi plurimi.

Capocannoniere del torneo è stato Gino Rossetti () con 36 reti.

Stagione Novità Verso la Serie A

Il deciso attivismo di Leandro Arpinati al comando della FIGC partorì nell'estate del 1928 una novità che divenne tappa storica per il calcio italiano. Il mondo del pallone tricolore era infatti oramai pronto per dare una svolta che lo portasse ad assumere un'organizzazione simile a quella dei maestri inglesi; per raggiungere tale scopo, i continui cambiamenti di format del torneo dovevano terminare per sempre. Fu così decisa quella svolta che portò all'introduzione anche in Italia della formula del girone unico all'inglese. Non trattavasi in realtà di un'assoluta novità, essendo già stata sperimentata nella stagione 1909-1910; tuttavia fu quella un'esperienza estemporanea, subito travolta dall'elefantiaco ingrandimento del torneo.

Il nuovo campionato 1928-1929 sarebbe stato quindi l'ultimo disputato con la formula dei due gironi, introdotta dalla carta di Viareggio nel 1926. Dalla stagione successiva, le grandi squadre sarebbero state riunite in un nuovo torneo, la Serie A, mentre le escluse avrebbero costituito l'altrettanto inedita Serie B.

A tal fine, Arpinati decise unilateralmente l'allargamento una tantum di quello che a quel punto sarebbe stato l'ultimo torneo di Divisione Nazionale. Il piano iniziale di Arpinati per la creazione della Serie A e Serie B erano inizialmente i seguenti:

Arpinati in pratica aveva decretato l'allargamento della Divisione Nazionale da 20 a 24 squadre: con decreto federale furono ripescate quattro delle sei retrocesse del precedente torneo, fra cui la , società destinata a dare con la un'adeguata visibilità alla Capitale. Oltre alla Lazio, furono ripescati anche Napoli, Livorno e Dominante. Queste 24 società sarebbero state suddivise in due gironi da dodici: le prime quattro di ogni girone si sarebbero contese il titolo in un girone finale a 8 e si sarebbero qualificate direttamente al nuovo campionato di Serie A a girone unico, mentre le 16 escluse dal girone finale si sarebbero giocate la salvezza in un torneo di qualificazione, la Coppa CONI, che avrebbe messo in palio gli otto posti rimanenti per il primo campionato di Serie A a girone unico. Le otto escluse sarebbero finite nel nuovo campionato di Serie B insieme a 8 squadre di Prima Divisione.

Tuttavia, successivamente, Arpinati decise di allargare ulteriormente l'ultimo campionato di Divisione Nazionale. Con decreto del 28 giugno deliberò che:

Ripescò quindi anche le due ultime classificate del campionato di Divisione Nazionale appena concluso (Verona e Reggiana) e vennero quindi promosse d'ufficio le seconde classificate dei quattro gironi della Prima Divisione appena conclusa, tra cui spiccavano due società rappresentanti capoluoghi regionali, cioè il e la nata appena due anni prima. A completare l'organico vennero iscritte d'ufficio la e la , con l'evidente obiettivo politico di inserire nel giro del grande calcio quei territori orientali annessi dall'Italia nel 1919 con la vittoria nella Grande Guerra, ma che fino a quel punto non erano riusciti a scalfire le gerarchie del consolidato calcio della Penisola. A dire il vero, la Fiumana fu ammessa soltanto poche settimane prima dell'inizio del campionato prendendo il posto della , inizialmente iscritta d'ufficio in Divisione Nazionale ma poi costretta dalle autorità fasciste a fondersi con l'Inter, formando la nuova società dell'Ambrosiana.

I due gironi da sedici squadre così costruiti avrebbero dunque avuto il duplice scopo sia di assegnare il titolo del 1929 - che per ovvi motivi di tempistica a quel punto non sarebbe stato disputato con un torneo conclusivo, bensì reintroducendo per un'ultima volta la finale (e per lo stesso motivo anche la Coppa CONI non fu disputata) -, sia quello di suddividere le società in un raggruppamento délite e in uno cadetto per le stagioni a venire: in particolare, metà delle società avrebbero costituito la Serie A, quelle classificate tra la nona e la quattordicesima posizione la Serie B insieme alle quattro vincenti della Prima Divisione, mentre le ultime due classificate di ogni girone sarebbero state addirittura retrocesse in Prima Divisione.

Una citazione a parte va fatta per la decisione, presa dallEnte Sportivo Provinciale Fascista, di obbligare alla fusione la titolata Internazionale con la neopromossa (seppur d'ufficio) . Le due società, a quell'epoca al secondo e terzo posto dietro al nella graduatoria delle squadre milanesi per numero di scudetti vinti, furono costrette a unirsi in un nuovo soggetto dai colori biancorossi, l', la quale mantenne l'impianto societario della Milanese, con il gerarca Ernesto Torrusio alla presidenza (tornando poi l'anno successivo ai colori nerazzurri). Le motivazioni di tale atto vanno ricercate sia nel programma di riduzione e conseguente fascistizzazione delle squadre già portato avanti dal regime in altre città, sia nella volontà di ammettere una seconda società giuliana (la Fiumana) nel massimo campionato, sia nel fatto che il vecchio nome dell' appariva ai fascisti totalmente loro avverso, in quanto richiamante quello di organizzazioni politiche ostili al fascismo stesso.

Formula Due gironi interregionali da 16 squadre ciascuno, le cui vincitrici disputano la finale per lo scudetto con partita e contropartita. Le società posizionate entro l'ottava posizione di ciascun girone sono iscritte, per l'anno successivo, alla Serie A; le squadre piazzate dal nono al quattordicesimo posto vengono retrocesse in Serie B; le ultime rimaste sono relegate in terza serie. Successivamente anche le squadre none classificate saranno ammesse alla A, e le ultime alla B, allargando entrambi i tornei.

Avvenimenti

L'ultimo campionato a gironi ebbe verdetti molto chiari e limpidi. Nei due raggruppamenti, la superiorità dei campioni in carica del e del Bologna fu indiscutibile nell'arco della stagione.

I granata ebbero come unico avversario di spessore un rilanciato Milan che, con alcuni acquisti di valore, riuscì dopo lungo tempo a disputare un campionato all'altezza del suo blasone. Lo scontro diretto a San Siro sancì il provvisorio aggancio dei rossoneri in testa alla classifica ma, alla lunga, la maggiore esperienza e il superiore tasso tecnico dei giocatori granata ebbero la meglio. Mentre i lombardi segnavano il passo, i piemontesi proseguirono spediti grazie ai gol dell'ormai consolidato Trio delle Meraviglie Libonatti-Baloncieri-Rossetti; un pareggio fra le due formazioni nel ritorno al Filadelfia fu sufficiente a garantire al Toro l'accesso in finale.

Dal canto loro, i felsinei dovettero guardarsi dalla . Le due avversarie pareggiarono il primo incontro diretto a Bologna, ma a quel punto i rossoblu iniziarono una strepitosa calvalcata di vittorie consecutive che si concluse solo nella gara di ritorno con la stessa Juve, quando però ormai il vantaggio accumulato dagli emiliani apparve, ed effettivamente fu, incolmabile; alla fine la fu anche raggiunta dal .

Neanche la corsa per accedere al nuovo campionato di Serie A ebbe grande storia: fra le dodici squadre ammesse d'ufficio dalla FIGC, solo il riuscì a occupare uno dei sedici posti disponibili per il nuovo massimo torneo del calcio italiano. Fra le squadre destinate a scendere in B si segnalò il , campione d'Italia 1914. Gli unici verdetti rimasti in sospeso riguardarono i piazzamenti di e terminate appaiate all'ultimo posto disponibile per la A; tale ex aequo spinse la FIGC a optare per un'ulteriore deroga alle regole da essa stessa precedentemente stabilite e, allo spareggio svoltosi a Milano e terminato in parità, non seguì alcuna ripetizione della gara poiché si scelse un allargarmento a 18 squadre per la costituenda Serie A, ammettendo così entrambe le formazioni, oltre alla nona nell'altro raggruppamento. La FIGC cercò così di dare rappresentanza alle regioni "deboli" del calcio italiano, ovvero il Mezzogiorno e la Venezia Giulia da solo un decennio annessa al Regno, e a cascata evitò alla di sprofondare in terza serie ingrandendo anche la Serie B.

Vi fu infine da segnalare, alla fine di questa stagione, la prima partecipazione italiana ad un trofeo internazionale, la Coppa Mitropa, più popolarmente definita Coppa Europa. Poiché le date della nuova competizione si sovrapposero in parte a quelle delle finali del campionato, la FIGC scelse le due rappresentanti tricolori tra le vincitrici di due partite da disputarsi fra le seconde classificate dei gironi e due blasonate ex vincitrici del campionato: se la ebbe la meglio sull', non fu così per il che, per sua sfortuna, dopo due pareggi fu eliminato dal a causa di un avverso lancio della monetina.

L'ultima finale nella storia del campionato italiano fu dunque disputata fra i campioni uscenti granata e i rossoblù emiliani. Nell'andata, a Bologna, i felsinei si imposero grazie al gol del capitano Giuseppe Della Valle e alla doppietta di Angelo Schiavio, mentre i piemontesi non riuscirono ad andare oltre la rete della bandiera siglata verso lo scadere dall'oriundo Julio Libonatti. Nel ritorno, al Filadelfia, la squadra scudettata segnò nel secondo tempo ancora con Libonatti. Grazie al regolamento, che prevedeva di calcolare unicamente gli esiti delle partite senza riguardo alla semplice conta dei gol segnati, il riuscì a pareggiare la serie, guadagnandosi uno spareggio che la Federazione fissò per la settimana successiva a Roma.

Allo stadio Nazionale del PNF di Roma l'incontro fu molto acceso. Dopo un primo tempo a reti inviolate, all'inizio della ripresa il direttore di gara Albino Carraro espulse il calciatore del Bologna Alfredo Pitto e poi, con una decisione apparsa discutibile, il torinese Antonio Janni e il bolognese Giuseppe Martelli, protagonisti di uno scontro di gioco violento ma fortuito. La svolta dell'incontro si verificò all'82', quando anche il Torino era rimasto in nove uomini per l'infortunio di Luciano Vezzani: l'attaccante del Bologna Giuseppe Muzzioli, infatti, riuscì a battere il portiere avversario Vincenzo Bosia; il risultato non cambiò più e i felsinei poterono festeggiare il secondo scudetto della loro storia. I granata, tuttavia, presentarono richiesta di annullamento dell'incontro a causa di una presunta scorrettezza compiuta dal calciatore rossoblù Martelli: egli infatti rientrò in campo, dopo essersi ripreso dallo scontro con Janni e apparentemente ignaro di essere stato espulso, continuando a giocare per il tempo di un'azione, fino a che l'arbitro se ne accorse e lo riallontanò. Lo stesso Carraro, intervistato in merito, affermò comunque che secondo lui non vi fu un'infrazione del regolamento. In data 10 luglio 1929, il Direttorio Divisioni Superiori, per voce del presidente Ottorino Barassi, respinse il reclamo del Torino per vizio di procedura e confermò il risultato dello spareggio.

Girone A Squadre partecipanti