Biografia Nacque a Piacenza tra il 1210 ed il 1215 da nobile famiglia; era imparentato, essendone il nipote o forse il cugino da parte di madre, con Tedaldo Visconti, il futuro papa Gregorio X. Ben poco si conosce della sua giovinezza: si sa soltanto che si sposò relativamente giovane, ebbe due figli ed era un giurista ed avvocato. Rimasto presto vedovo, decise di intraprendere la carriera ecclesiastica intorno al 1240 e si recò in Francia, forse su consiglio del suo illustre parente che, in quegli anni, si trovava in quella nazione al seguito del cardinale Giacomo Pecorara. Così, nel 1241 lo troviamo come canonico del capitolo della cattedrale di Clermont-Ferrand e, qualche anno più tardi, con lo stesso incarico ma nella ben più prestigiosa cattedrale dell'arcidiocesi di NarbonnePietro Maria Campi: Dell'Historia ecclesiastica di Piacenza, Piacenza, 1651, vol.II, pagg.280 e segg., Il testo del Campi è ricchissimo di riferimenti biografici del piacentino Vicedomini.Gaetano Moroni: Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastica, Venezia, 1845, vol.XXXII, pagg.278 e segg.. La gigantesca ed importante opera del Moroni (ben 103 volumi!) contiene, alla voce Gregorio XI,Papa CXCIV, un'accurata e ben documentata biografia del Vicedomini..
Nel 1251 prese parte, insieme a Guy Foucois, il futuro papa Clemente IV, ad un'ambasceria presso la corte di Carlo d'Angiò in Provenza e successivamente accompagnò il sovrano in Italia. In quel periodo Vicedomino prese gli Ordini, divenendo prima diacono poi sacerdote, ed entrò anche nell'Ordine Francescano, ma di questi pur importanti momenti della sua vita religiosa non sono note le date. Il 22 luglio 1257 fu eletto arcivescovo di Aix-en-Provence, sede ove rimase per sedici anni; nel 1265-1266 Clemente IV lo inviò prima in Sicilia e quindi a Napoli con Carlo d'Angiò, in una missione che gli procurò unanimi elogiG.Moroni, op.cit., vol.XXXII, p.279. per la sua serietà ed onestà; da notare il rapporto di amicizia che si instaurò con Clemente IV molto prima che quest'ultimo divenisse papa: d'altronde il Foucois non poteva non stimare questo mite e rigoroso frate francescano che, come lui, era vedovo ed aveva figli e, sempre come lui, era stato un avvocato.
Nel 1272 lo zio, papa Gregorio X, lo inviò come legato papale in importanti missioni in Lombardia, in Romagna ed in Veneto. Nel concistoro del 3 giugno 1273 Gregorio lo creò Cardinale vescovo con titolo di PalestrinaIl Moroni (op.cit., vol.XXXII, p.279), precisa che Gregorio X lo creò cardinale non per la parentela ma pe' suoi meriti...e per l'eminente sua scienza.; essendo un uomo umile e modesto, Partecipò attivamente al secondo Concilio di Lione. Nel 1275 ricevette il titolo di San Marcello in commendam e nello stesso anno divenne Decano del Sacro Collegio.
Dopo la morte di Gregorio X prese parte sia al conclave aretino che elesse Innocenzo V (gennaio 1276) che al conclave romano del luglio 1276, al termine del quale fu eletto papa Adriano V e successivamente, alla morte di quest'ultimo, al conclave che iniziò a Viterbo il 19 agosto dello stesso 1276. Durante questo conclave, Vicedomino morì improvvisamente, il 6 settembre 1276. I suoi resti mortali, vestiti del saio francescanoAgostino Paravicini Bagliani: I testamenti dei cardinali del duecento, Tip. della Pace, Roma, 1980, pagg.164 e segg.. L'opera riporta l'intero testo latino del testamento del Vicedomini, redatto in Roma il 1º luglio 1276, due soli mesi prima della morte., furono posti in un semplice sarcofago in peperino nella viterbese Basilica di San Francesco alla Rocca. La tomba del Vicedomini subì nei secoli successivi varie modifiche ed ampliamenti, ma a causa del bombardamento alleato del 17 gennaio 1944 che danneggiò gravemente la Basilica, ne rimane oggi soltanto la statua sepolcrale originale in peperino.
Il «Papa di un solo giorno»
Il cardinale Vicedomini è molto conosciuto dagli esperti di Storia della Chiesa anche per l'ipotesi che si è formulata, e che taluni continuano a formulare, che egli sia stato eletto papa ma che sia morto dopo poche ore. Secondo i propugnatori di questa ipotesi - che di fatto ha sempre diviso gli storici - Vicedomini sarebbe stato eletto papa nel pomeriggio del 5 settembre 1276, quando era già febbricitante da diversi giorni; egli avrebbe accettato, comunicando che avrebbe scelto, come nome pontificale, "Gregorio XI" in onore del suo illustre zio, ma sarebbe morto nelle prime ore del mattino successivo, senza che la sua elezione potesse essere in alcun modo formalizzata.Pietro Maria Campi, Historia ecclesiastica di Piacenza, Piacenza, 1651, p. 307(a. 1276); quest'opera è interamente visibile on-line(google books).Agostino Ceccaroni, Dizionario Ecclesiastico Illustrato, Vallardi, Milano, 1898, p. 669, voce «Gregorio XI -1-». L'opera del Ceccaroni, munita di imprimatur della Curia di Milano, è pure reperibile on-line(archive.org).
Secondo un'altra teoria egli, dopo l'elezione, si sarebbe riservato di accettare, sia per le sue condizioni di salute sia perché non si considerava degno del mandato, ed avrebbe chiesto un giorno di tempo, dicendo peraltro che, in caso di accettazione, avrebbe preso il nome di "Gregorio XI"; il giorno dopo sarebbe morto, prima ancora di sciogliere la riserva. In realtà occorre dire come questa ipotesi non abbia mai trovato conferme nei documenti ufficiali della Santa Sede che non citano in alcun modo tale episodio.C. Pinzi, op. cit. p. 340, nota 4; il Pinzi, che cita il Campi, liquida la notizia come un buffo di vanità municipale.Andrea Scriattoli, Viterbo nei suoi monumenti, Tip. Capaccini, Roma, 1915-20. Lo Scriattoli, nel descrivere il sepolcro del card. Vicedomini (che si trova a Viterbo nella Basilica di San Francesco, vicino alle tombe di Clemente IV e Adriano V) cita il Ceccaroni ed è nettamente possibilista in merito alla possibile elezione di Vicedomino, riportando anche l'epitaffio funebre in latino che era presente sul sarcofago.. Per maggiore obiettività storica, è peraltro necessario precisare meglio le diverse posizioni, come già fece, con molta accuratezza, il Moroni nella sua monumentale opera di metà '800.G.Moroni, op. cit.,vol.XXXII, pagg.279-80. Il Moroni fa un'attenta e molto puntuale disamina delle posizioni degli storici della Chiesa a metà '800 su questo episodio.
I favorevoli e le loro ragioni
Uno dei primissimi storici a parlare dell'elezione a papa del Vicedomini è, nel '600, il piacentino Pietro Maria Campi, che cita il fatto con una certa dovizia di particolari facendo riferimento a una fonte antica, peraltro non citataP.M. Campi, op.cit., p.307.; Alfonso Chacón riporta la notizia nel suo celebre lavoro, pubblicato in Vaticano nel 1677.Alfonso Chacón: Vitae, et res gestae Pontificum Romanorum et S.R.E.Cardinalium ab initio nascentis Ecclesiae usque ad Urbanum VIII Pont. Max., Typ.Vat., Romae, 1677, vol.II, 194. La posizione dell'autore spagnolo, che cita lo Spondano, è in realtà piuttosto perplessa. Anche il Ceccaroni riferisce l'episodio nella sua EnciclopediaAgostino Ceccaroni: Dizionario Ecclesiastico Illustrato, Vallardi, Milano, 1898, inserendo addirittura due voci intitolate Gregorio XI; da notare che il lavoro del Ceccaroni, datato 1898, è munito di imprimatur della curia vescovile di Milano. Risulta di grande interesse registrare, su questa vicenda, i diversi atteggiamenti degli storici viterbesi, sia perché quel conclave si svolse a Viterbo, sia perché in quella città morì e fu sepolto il Vicedomini: risulta favorevole il Bussip.Feliciano Bussi: Istoria della Città di Viterbo, Roma, 1742,, come pure lo ScriattoliAndrea Scriattoli: Viterbo nei suoi monumenti, F.lli Capaccini, Roma, 1915-20, pagg.301-2., che cita il Ceccaroni e riproduce in litografia un'immagine del sepolcro ottocentesco del cardinale, con un epitaffio in latino ben visibile che reca la significativa frase 'una petri solium lux feretrumque dedit' (lo stesso giorno gli diede il Soglio di Pietro e il feretro); ancora più favorevole il FaperdueGiovanni Faperdue: I conclavi viterbesi, Viterbo, 2004, pagg,197 e segg., nel 2004, che anzi ritiene quasi certo, non si capisce in base a quali fonti, l'avvelenamento del cardinale piacentino nella notte tra il 5 e il 6 settembre 1276. Ben altro spessore ha la citazione del Burkle-Young nel suo celebre Passing the keys del 1999Frances A. Burkle-Young: Passing the keys, Madison Books, Lanham,Md,USA, 1999, nel quale l'autore ritiene molto verosimile l'elezione e successiva morte dopo poche ore del porporato francescano. Molti altri siti internet considerano la notizia attendibile (Paternoster, Rossetti, Raimondo ecc.).
Le posizioni contrarie Tra gli storici viterbesi risultano totalmente negazionisti sia il PinziCesare Pinzi:Storia della Città di Viterbo, Tip.Camera dei Deputati, Roma, 1889, lib.VII, pag.340-41 nelle note. che il SignorelliGiuseppe Signorelli: Viterbo nella Storia della Chiesa, Cionfi, Viterbo, 1907, lib.III, pag.275., quest'ultimo con una brevissima quanto sprezzante osservazione, mentre il primo riporta nelle note la notizia fornita dal Campi ritenendola, con dura ironia, “un buffo di vanità municipale”, e smentendo la notizia con inusitata acrimonia. La maggior parte degli storici ha sempre considerato il fatto non veritiero, vista la mancanza di documenti ufficiali a conferma: in epoca recente è questa, sia pure con molte riserve, anche la posizione del Miranda.
Analisi conclusiva Per cercare di capire ciò che veramente accadde il 5 e 6 settembre 1276, occorre brevemente analizzare la storia di quei giorni, in cui si dimostrò pesantemente determinante il potere di Carlo d'Angiò. Dopo i bei momenti del pontificato di Clemente IV, l'orgoglioso sovrano angioino aveva sofferto molto durante il papato equilibrato e attento di Gregorio X, che lo aveva posto in una posizione equidistante rispetto a Rodolfo I d'Asburgo; così, alla morte di Gregorio, aveva salutato con soddisfazione la rapida elezione del francese Pierre de Tarentaise, ossia Papa Innocenzo V, ma, vuoi per il rigore del pio teologo domenicano, vuoi per la brevità del pontificato (soli cinque mesi), anche stavolta l'Angiò era rimasto deluso. Così, quando i cardinali si riunirono a Roma per il secondo conclave di quell'interminabile 1276, Carlo, che era senatore di Roma, assunse l'incarico di custode del conclave: nell'esercizio di questo incarico, pur di influenzare i cardinali, li segregò pesantemente in Laterano e ridusse drasticamente il loro vitto, commettendo peraltro alcune parzialità in favore dei porporati francesi; questo comportamento esasperò i cardinali italiani, specie i due Orsini, che pensarono di scegliere un papa di transizione, magari anziano e malato, che tenesse lontano Carlo d'Angiò fino a poter giungere all'elezione di un pontefice a lui contrario.