Figlio dell'ammiraglio Costanzo Ciano, nel 1930 sposò Edda Mussolini ed ebbe una rapida carriera diplomatica. Durante il suo incarico come ministro degli esteri, Ciano fu tra gli artefici materiali dell'alleanza con la Germania (dalla quale, però, cercò di distanziarsi a partire dalla fine degli anni Trenta) e tra i promotori dell'occupazione dell'Albania e dell'attacco alla Grecia. Rimosso dall'incarico da Mussolini, fu nominato ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, incarico che ricoprì dal febbraio al luglio '43.

Tra i favorevoli all'ordine del giorno Grandi che portò alla destituzione di Mussolini, Ciano lasciò l'Italia poco dopo la caduta del fascismo e riparò in Germania con la famiglia. Dopo essere stato arrestato ed estradato nella Repubblica Sociale, fu condannato a morte al Processo di Verona il 10 gennaio 1944, e fucilato il giorno dopo.

Biografia Giovinezza ed educazione Gian Galeazzo Ciano nacque il 18 marzo 1903 a Livorno dal guardiamarina Costanzo Ciano e da Carolina Pini, figlia di un borghese benestante. Dal carattere introverso e insicuro, su pressione del padre si dimostrò fin da bambino particolarmente diligente negli studi. Durante la prima guerra mondiale si trasferì con la famiglia a Venezia, dove frequentò il liceo ginnasio Marco Polo. In seguito si trasferì a Genova, dove conseguì la maturità classica.

Gli interessi culturali e l'avvio alla carriera diplomatica Nel 1921, a seguito dell'elezione del padre a deputato nei Blocchi nazionali, Ciano si trasferì a Roma, dove iniziò l'università. Durante gli studi, interessatosi al teatro, scrisse di critica teatrale presso Il Nuovo Paese, La Tribuna e, nel 1924, L'Impero, organo di stampo fascista. Scrisse anche un dramma (Felicità d'Amleto) e un atto unico (Fondo d'oro) che una volta rappresentati non ottennero alcun successo; in un'occasione, durante la messa in scena, egli e la sua compagnia furono oggetto di lanci d'ortaggi da parte del pubblico.. Frequentava in quel tempo ambienti artistici, giornalistici e mondani e sembrava poco interessato alla politica. Nel 1925 Ciano conseguì la laurea in giurisprudenza.

Visto lo scarso interesse di Galeazzo per la professione forense, il giovane fu indotto dal padre ad intraprendere la carriera diplomatica. Passato il concorso diplomatico, Ciano fu inviato come addetto di ambasciata a Rio de Janeiro, poi come segretario di legazione a Pechino e in seguito come addetto alla neocostituita ambasciata d'Italia presso la Santa Sede.

Il matrimonio con Edda Mussolini e l'ascesa nel regime

Ciano conobbe Edda Mussolini, la prima figlia di Benito Mussolini, nel gennaio 1930 e, con l'immediato consenso di quest'ultimo, la sposò il 24 aprile 1930 con una grande cerimonia mediatica; subito dopo partirono insieme per Shanghai, dove lui divenne console d'Italia.

Rientrato in Italia, il 1º agosto 1933 venne nominato capo dell'Ufficio stampa da Mussolini (per il controllo e la guida dei mezzi di comunicazioni di massa) con il titolo di sottosegretario alla stampa e alla cultura. Nel 1935 divenne ministro della Stampa e propaganda (il futuro MINCULPOP), quindi partì volontario per la guerra d'Etiopia, dove si distinse come pilota di bombardieri, al comando della 15ª Squadriglia da bombardamento Caproni e fu decorato.Nel 1936 fu nominato Ministro degli affari esteri, il più giovane ad assumere la carica fino a quel momento, subentrando allo stesso Mussolini (sottosegretario, dal 1932 al 1936, era stato Fulvio Suvich, che in ossequio alla nuova linea di politica estera del Duce era stato "allontanato" in qualità di ambasciatore a Washington, così come Grandi, quattro anni prima, era stato «spedito» ambasciatore a Londra). Fu forse coinvolto nel duplice omicidio dei fratelli Carlo e Nello Rosselli., colpevoli d'essere i fondatori del movimento antifascista Giustizia e Libertà e trucidati in Francia da sicari fascisti francesi.

Ciano si era guadagnato una certa confidenza da parte del Principe di Piemonte Umberto di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele III, anche in virtù dell'amicizia decennale con Giorgio Rea, professore emerito presso il Politecnico di Torino piuttosto noto a Corte ., con il quale condivideva una certa mentalità e un notevole charme, anche se Ciano era certamente meno discreto del principe. Divenne il corrispondente preferito tra Umberto (e Maria José) e il movimento fascista. Questa amicizia era considerata produttiva sia dal re sia dal Duce, poiché i due sarebbero stati i rispettivi eredi della Corona e del governo e i buoni rapporti fra i futuri eredi rassicuravano i congiunti circa la tenuta futura degli equilibri raggiunti. Il sovrano lo aveva insignito del Collare della Santissima Annunziata, la più alta onorificenza regia.

Probabilmente con l'approvazione di parte del principe Umberto, Ciano tenne l'Italia distante dalla Germania hitleriana il più a lungo possibile, con l'aiuto dell'ambasciatore a Berlino, Bernardo Attolico. Ciano percepì chiaramente il pericolo che Hitler rappresentava anche per l'Italia, quando i nazisti uccisero il Primo ministro austriaco Dollfuss, che aveva avuto degli stretti legami con la famiglia Mussolini (la moglie e i figli di Dollfuss si trovavano in vacanza in Italia a casa del Duce quando il marito fu assassinato), e poté scorgere in questa azione di forza un freddo avviso delle intenzioni del Führer.

A poco a poco, in seguito a una serie di incontri con Joachim von Ribbentrop e Hitler che portarono il 22 maggio 1939 alla sottoscrizione del Patto d'Acciaio, Ciano (praticamente costretto dal suocero a sottoscriverlo, malgrado i suoi tentativi di temporeggiare, per le informazioni che il Ministro degli esteri britannico Anthony Eden sollecitato da Dino Grandi gli aveva fatto pervenire) consolidò i suoi dubbi sulla nazione alleata, ed ebbe diverse divergenze col suocero. Alla fine, come scrisse nei suoi diari, non era sicuro se augurare agli italiani «una vittoria o una sconfitta tedesca».

Il 23 marzo 1939 Ciano divenne Consigliere nazionale della Camera dei fasci e delle corporazioni.

Il 26 giugno 1939 morì il padre Costanzo Ciano, presidente della Camera dei fasci e delle corporazioni, mentre si trovava a una cena con amici.

Regno d'Albania

Nel frattempo, il 7 aprile del 1939, un venerdì santo, l'Italia aveva invaso e poco dopo conquistato il Regno d'Albania. Tirana era da tempo nella sfera di influenza italiana e l'impresa, militarmente non impegnativa e resa non ardua dalla poca resistenza incontrata consistette, in pratica, solo nello sbarco di un piccolo contingente di truppe italiane nei quattro principali porti albanesi, e provocò una decina di morti in scontri con bande di resistenza civile.

Il progetto, già proposto in precedenza, fu prontamente realizzato allorché la Germania, nel marzo 1939, inviò le sue truppe in Cecoslovacchia e vi stabilì il protettorato di Boemia e Moravia; all'interno dell'Asse, queste operazioni avevano - nell'opinione pubblica - consolidato l'immagine dei tedeschi e allo stesso tempo indebolito quella degli italiani, integrando una sorta di gerarchia di fatto. Ciano annotò che Mussolini reagì con stizza alla notizia delle conquiste tedesche (non preventivamente concordate e preannunciategli solo per cenni sommari) e che fu particolarmente urtato dalle entusiastiche comunicazioni che il cancelliere nazista gli trasmise, giudicandole irritanti «partecipazioni». Quindi, sotto un profilo di immagine, le azioni tedesche segnalavano, con imbarazzante evidenza, una disparità di potenza cui occorreva rimediare, sia per mantenere il consenso in patria, sia per evitare di perdere autorevolezza (e, conseguentemente, i contatti) di fronte alle altre potenze europee.

Di un'espansione verso l'Albania o verso il Regno di Jugoslavia, a Roma si era già discusso a fondo da molto tempo; per quanto riguardava l'Albania, il discorso era stato anzi affrontato proprio con Belgrado, prima con Milan Stojadinović e poi con Cvektović ma quest'ultimo aveva declinato l'offerta di una spartizione, anche per l'elevata presenza di albanesi sul territorio jugoslavo, e ne era sortito un trattato (1937) contenente un patto di non aggressione che in realtà era un nulla osta a un'eventuale azione italiana su Tirana (oltre che un tentativo del Reggente Paolo di Jugoslavia di tener lontane Italia e Germania). Sebbene anche l'Italia avesse sul proprio suolo molti immigrati albanesi, nonché numerose comunità del meridione storicamente legate linguisticamente e culturalmente all'Albania, questa condizione fu interpretata da Ciano come una facilitazione: se era agevole, sostenne, gestirli in patria, forse ancora più agevole, concluse, doveva essere gestirli a casa loro e organizzò personalmente l'intera operazione, che sarebbe restata tutta segnata dalla sua impronta.

La Germania, del resto, aveva più volte indicato di non nutrire interessi su queste aree, quindi l'operazione non avrebbe creato imbarazzi con l'alleato; e quantunque l'Italia avesse nel frattempo sviluppato, con Ciano buon protagonista, la più importante attività diplomatica su tutta l'area dei Balcani, la Germania preservava un controllo di fatto sull'intera economia della regione, potendo quindi guardare con una certa indifferenza alle faccende politiche locali.

Il paese, a neanche 150 chilometri dalle coste pugliesi, era di fatto fin dalla prima guerra mondiale profondamente influenzato dall'Italia, che aveva accettato nel settembre del 1928 l'auto-proclamazione di re Zog I (Ahmed Bey Zogu), in seguito accusato di essere un tiranno incline all'arricchimento personale e al nepotismo. Mentre Zog I, all'arrivo degli italiani, riparava in Grecia, la conquista fu perfezionata con l'offerta della corona d'Albania a Vittorio Emanuele III il 16 aprile 1939, con una piccola cerimonia svoltasi al Quirinale.

Il governo dell'Albania fu affidato al luogotenente del re, Francesco Jacomoni di San Savino, che lo mantenne fino all'8 settembre del 1943; si trattò di un governo di facciata, con ministri albanesi affiancati da consiglieri italiani con poteri di controfirma. Circa il ruolo di Ciano nella vicenda albanese, quantunque non formalmente onorato di alcuna carica specifica diretta, soprattutto nella storiografia anglosassone è comunemente ritenuto il vero «reggente» della colonia, e anche nella storiografia italiana lo si menziona spesso come «viceré», poiché di fatto come tale ebbe a condursi. L'intitolazione alla moglie di un porto (Porto Edda), ma più ancora la scoperta promozione della soppressione del Ministero degli esteri e di quello della difesa di Tirana, ruoli devoluti al governo di Roma con un «trattato» del 3 giugno, indicano la centralità del suo ruolo; anche la costituzione del Partito Fascista Albanese, sollecitata da Achille Starace già dal mese di aprile (quando trionfalmente sbarcò in Albania salutato da 19 salve di cannone), fu sottoposta all'autorizzazione di Ciano (che la concesse solo nel mese di giugno e che ne permise la formalizzazione solo nel marzo dell'anno successivo ponendovi a capo l'amico personale Tefik Mborja).