Il colonialismo italiano fu un periodo compreso tra il 1882 e il 1960, durante il quale l'Italia intraprese una serie di spedizioni con lo scopo di avviare, e successivamente espandere, un proprio dominio coloniale, soprattutto in territorio africano.
Il trentennio tra il 1885 e il 1913 coincise con l'età dell'imperialismo, dove le potenze europee trasformarono i loro vasti imperi informali, mantenuti con l'influenza militare ed economica sui territori d'oltremare, in imperi formali, con la conquista militare dei territori e il loro dominio diretto.. In meno di trent'anni le nazioni europee si spartirono il mondo, e con l'avvento del Novecento la fase più consistente di questa espansione era ormai compiuta cosicché nel quindicennio successivo i maggiori imperi coloniali furono soprattutto impegnati ad assestare e consolidare il controllo sui territori reciprocamente riconosciuti nel ventennio precedente. Fu il Regno d'Italia a fare eccezione a questo ritmo generale.. Arrivata senza alcun possedimento nell'età dell'imperialismo, l'Italia liberale diede formalmente inizio alla propria esperienza coloniale con l'espansione in Eritrea (tra il 1882 e il 1890), usata come trampolino di lancio per il fallimentare tentativo di conquista dell'Etiopia, concluso con il disastro di Adua nel 1896. Nel 1901, sulla scia dell'intervento delle nazioni europee in Cina a seguito alla ribellione dei Boxer, l'Italia ottenne una piccola concessione a Tientsin. Tra il 1889 e il primo decennio del Novecento vennero poste le basi per la penetrazione economica e amministrativa in Somalia, i cui confini vennero definiti nel 1908 con una legge che riuniva tutti i possedimenti italiani nella zona nella Somalia italiana.
Lo sforzo maggiore dell'Italia liberale per ottenere un proprio impero in Africa si ebbe con la guerra di Libia. L'Impero ottomano all'epoca controllava le regioni nordafricane di Cirenaica e Tripolitania, e il governo Giolitti intraprese una guerra che di fatto fu combattuta prima contro la resistenza anti-coloniale turco-libica e poi solo libica. Con il trattato di Losanna, firmato nell'ottobre 1912, Costantinopoli si impegnò a ritirare i propri ufficiali e la Libia poté essere annessa all'Italia, anche se il controllo effettivo dell'interno di questa colonia sarebbe stato ancora a lungo un obiettivo piuttosto che una realtà.. Alla vigilia della prima guerra mondiale l'Italia possedeva un oltremare quantitativamente piccolo, che sul totale generale delle superfici coloniali occupate da europei pesava poco meno del 4%, con una popolazione forse dello 0,3%..
Durante la Grande Guerra le vicende coloniali giocarono un peso limitato per l'Italia, sia perché non poté partecipare ad alcuna operazione militare contro i possedimenti tedeschi in Africa, sia perché il comando supremo dell'esercito rifiutò sempre l'ipotesi di destinare truppe suppletive nelle colonie.. Dopo la fine della guerra, durante la conferenza di pace di Parigi, i governi di Londra e Parigi si spartirono i mandati della società delle nazioni fra di loro, mentre l'Italia ebbe delle compensazioni coloniali consistenti in rettifiche territoriali in favore di Libia, Eritrea e Somalia. Anche da ciò, oltre che dalla questione dei confini orientali, derivò il mito della "vittoria mutilata"..
Tra le due guerre mondiali le altre potenze mirarono a valorizzare e sfruttare propri possedimenti d'oltremare; in Italia invece si ebbe un periodo di crisi politica, e il governo fascista che prese il potere ebbe fin da subito l'obiettivo di espandere ulteriormente i possedimenti coloniali e a "pacificare" col pugno di ferro i territori già formalmente annessi.. Durante la prima guerra mondiale le forze italiane in Libia vennero respinte e accerchiate dalla guerriglia locale in poche località lungo la costa, ma tra il 1922 e il 1934 venne intrapresa una lunga e dura campagna militare in cui le forze italiane repressero i ribelli e i civili libici durante la cosiddetta "riconquista della Libia". Nel 1934 Cirenaica e Tripolitania furono unificate nel governatorato generale della Libia italiana. La politica di potenza del regime fascista concentrò quindi i propri sforzi verso l'Etiopia, e nel 1935 venne intrapresa un'imponente campagna coloniale contro il governo di Addis Abeba. La guerra d'Etiopia si risolse a favore delle forze italiane, e l'Etiopia venne unita ad Eritrea e Somalia per dare vita all'Africa Orientale Italiana (AOI). In tale occasione il re Vittorio Emanuele III assunse il titolo imperiale d'Etiopia e fu proclamata ufficialmente la nascita dell'Impero.
Dopo l'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale nel 1940, l'Italia si vide da una parte impegnata a mantenere il controllo sui possedimenti africani e dall'altra tentò di annettere territori nei Balcani: infatti insieme alla Germania si spartirono la Grecia e la Iugoslavia, ottenendo parte della Dalmazia, la Slovenia, il Montenegro e metà Grecia con Creta (fra il 1941 e il 1942). Nel 1941 la rapida disfatta delle forze italiane in Africa orientale a opera delle forze britanniche consentì a Hailé Selassié di tornare sul trono di Addis Abeba, e nel 1943 la disfatta delle forze dell'Asse in Nordafrica decretò la fine della presenza italiana in Africa. Con la caduta del fascismo del 25 luglio 1943 e il successivo armistizio di Cassibile con le forze Alleate, l'Italia terminò anche l'occupazione temporanea dei territori nei Balcani e nella Francia meridionale. Nel dopoguerra, con la firma del trattato di pace del 1947, venne stabilita la perdita di tutte le colonie ad eccezione della Somalia, posta sotto amministrazione fiduciaria italiana per conto dell'ONU nel 1950. Nel 1960 la Somalia ottenne l'indipendenza, sancendo così la fine dell'ottantennio coloniale italiano.
Storia La posizione degli Stati preunitari
Il movimento coloniale internazionale in cui l'Italia prese a partecipare era di dimensioni colossali e aveva radici lontane, almeno a partire dal Quattrocento. Rispetto alla durata plurisecolare e all'estensione su più continenti degli imperi coloniali delle altre potenze europee - dalla Spagna al Portogallo, dalla Gran Bretagna alla Francia - in Italia il sogno e la realtà di un impero d'oltremare caratterizzò un periodo assai breve della storia dell'espansionismo coloniale europeo. Se si esclude la Germania, i cui possedimenti cessarono di esistere dopo la prima guerra mondiale, l'Italia fu la potenza europea che si affacciò per ultima nell'esperienza coloniale e che mantenne i suoi possedimenti per un lasso di tempo più breve..
Nel periodo delle grandi esplorazioni geografiche (a partire dal XV secolo) alcuni Paesi europei cominciarono ad estendere i propri domini oltreoceano e a creare dei veri e propri imperi coloniali (in particolare nelle Americhe), ad opera soprattutto di Spagna, Portogallo, Francia, Paesi Bassi, Inghilterra e anche Danimarca, Svezia e Curlandia.
Gli Stati italiani non parteciparono a tali espansioni. L'unico tentativo di creare una colonia oltreoceano fu compiuto da Ferdinando I granduca di Toscana, che nel 1608 organizzò una spedizione nel nord del Brasile sotto il comando del capitano inglese Robert Thornton. Tuttavia Thornton, al suo ritorno dal viaggio preparatorio nel 1609 (era stato sul Rio delle Amazzoni), trovò Ferdinando I deceduto e il suo successore, Cosimo II, abbandonò il progetto.
Il 29 maggio 1537, dallo Stato Pontificio, papa Paolo III pubblicò la bolla Veritas Ipsa (conosciuta anche come Sublimis Deus) nella quale condannava duramente la riduzione in schiavitù degli amerindi (indifferentemente se questi ultimi fossero o meno cattolici) da parte dei colonizzatori, minacciando i trasgressori di scomunica.
I primi obiettivi in Africa e lo "schiaffo di Tunisi"
Dopo la proclamazione del Regno d'Italia, il neonato Stato mostrò interesse sia per l'Asia sud-orientale che per l'Africa.
Un primo tentativo di creare un insediamento italiano in Africa fu la colonia italo-africana di Sciotel, fondata da Giovanni Giacinto Stella nel 1865 in prossimità di Cheren, nell'attuale Eritrea, con una ventina di coloni italiani. L'esperimento non ottenne l'appoggio del governo, e dopo molte difficoltà, fu totalmente abbandonato alla morte di Stella nel 1869.
Da parte del governo italiano si mostrò interesse per la Tunisia, dove si era stabilita da qualche anno una comunità di italo-tunisini. Nel 1869 infatti, nell'ambito dei negoziati con Napoleone III e l'Austria per creare un'alleanza italo-franco-austriaca in funzione antiprussiana, il governo Menabrea riuscì a ottenere l'assenso da parte dei due Paesi all'occupazione italiana di BisertaFRANCO-PRUSSIANA, GUERRA, o franco-germanica, guerra su Treccani, enciclopedia; il progetto non ebbe però modo di realizzarsi per l'interruzione dei negoziati di alleanza e la successiva caduta di Napoleone III. Tuttavia, il desiderio di stabilire una presenza italiana in Tunisia continuò nel corso del decennio seguente, fino a quando l'improvvisa imposizione del protettorato francese in Tunisia nel maggio 1881 mise fine a ogni progetto in tal senso, provocando un'indispettita reazione del governo Depretis e una svolta nella politica estera italiana. Fu proprio per l'azione improvvisa della Francia (ricordata in Italia come lo "schiaffo di Tunisi") che il governo italiano intraprese i contatti diplomatici con la Germania e l'Austria-Ungheria che portarono alla firma del trattato della Triplice Alleanza nel 1882, determinando così l'interruzione del processo di unificazione nazionale con la Venezia Tridentina e la Venezia Giulia, ancora in mano all'Impero austro-ungarico.
Frizioni con la Francia si ebbero, nel medesimo periodo, anche in Algeria, dove a Bona era attiva una comunità italiana di pescatori di corallo.
I progetti in Asia Nei primi due decenni dopo l'Unità, l'Italia guardava con un certo interesse ai pochi territori asiatici ancora liberi da altre potenze coloniali, in particolare nelle Indie orientali.
Nel 1864-1865 vi fu un tentativo di acquistare le isole Nicobare dalla Danimarca. Il Ministro dell'Agricoltura e del Commercio Luigi Torelli avviò un negoziato che sembrò inizialmente andare in porto, ma che terminò bruscamente con la caduta del secondo governo La Marmora. I negoziati per l'acquisto furono abbandonati e mai più ripresi (nel 1868 la Danimarca vendette l'arcipelago alla Gran Bretagna).Ministero della Guerra, Ufficio Storico, Storia Militare della Colonia Eritrea, Vol. I, Roma 1935, pp. 15-16
Allo stesso periodo risale anche il progetto dell'avventuriero Celso Cesare Moreno di stabilire una presenza italiana nell'isola di Sumatra. Moreno aveva vissuto a lungo nel sultanato di Aceh, dove era entrato in confidenza con il sultano Ibrahim, il quale gli aveva dato in sposa una delle sue figlie; tornato in Italia nel 1864 si era attivato subito per convincere l'opinione pubblica della necessità per il giovane Regno di espandere la propria sfera d'influenza in Asia sud-orientale, avendo anche un colloquio con il re. Il disinteresse del governo provocò la fine dei sogni di Moreno, il quale aveva progettato la creazione di una colonia sull'isola di Pulau Weh e l'istituzione di un protettorato italiano sul sultanato di Aceh per difenderlo dall'espansione olandese.