Biografia Edoardo Ruffini Avondo è famoso oltre che per i suoi studi per aver deciso, assieme ad altri 11 accademici delle università italiane su 1225 totali, di non prestare il giuramento al fascismo nella forma introdotta dal r.d.l. del 28 agosto 1931 art. 18 e pubblicato dalla Legge 1227 sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 ottobre 1931. Figlio del celebre giurista Francesco Ruffini e di Ada Avondo, nel 1926 divenne docente di storia del diritto e poi all'Università degli Studi di Perugia. Nel 1931 si rifiutò, insieme al padre, di prestare il giuramento di fedeltà al fascismo: il gesto — fu il più giovane tra i pochi accademici in Italia a opporsi — gli costò le dimissioni coatte e la radiazione dall'Ordine degli Avvocati per tutto il resto del regime mussoliniano.

Dopo la morte della madre Ada nel 1910 il padre Francesco decide di fargli assumere il secondo cognome, Avondo, in modo da consentire la sopravvivenza del cognome della famiglia materna, valsesiana, che aveva antiche origini olandesi. A seguito della morte materna assieme al padre va a vivere dalla nonna materna, Giulia Avondo Gaggini, dove studia privatamente a casa fino alla prima liceo. Il suo precettore è Luigi Galante, padre di Alessandro Galante Garrone. Vive una giovinezza appartata e non trae profitto dalle conoscenze del padre, Francesco, come la forte amicizia che questi aveva con Gobetti. Si diploma al Liceo Tasso di Roma nel 1918 a seguito del trasferimento del padre, divenuto nel frattempo Senatore del Regno. Diceva di sé “in complesso sono stato un autodidatta, non ho avuto maestri”.

Si sposa nel 1923 con Maria Giorgina Bruno e la coppia si trasferisce nel 1925 a Roma. Nel 1926 è incaricato di storia del diritto italiano presso l’università di Camerino e fino al 1931, nella stessa sede, ebbe l’incarico di insegnare diritto ecclesiastico, diritto canonico e istituzioni di diritto romano. Nel 1930 ottiene la stabilizzazione al ruolo e diviene rettore di facoltà.

Scrive nel 1927 “Il principio maggioritario” edito dai Fratelli Bocca di Torino che rimane senza lettori perché, come dice Severino Caprioli nel commentare l’edizione del 1976 edita da Adelphi, Milano, “obiettivamente invendibili dopo il ’24”, anno in cui lo Stato si è già fatto regime autoritario.

Prende servizio il 1 novembre 1931 presso la facoltà di giurisprudenza di Perugia e si trova innanzi l’obbligo del giuramento imposto dal regime. Rifiuta e dopo alcune lezioni riceve l’invito formale a prestare giuramento, ma il 29 novembre rispose con una lettera di non poter assumere tale obbligo. Il 24 dicembre 1931, anche a seguito di una lettera inviatagli dal ministero che lo invitata a giustificarsi o a dimettersi, scrisse al rettore chiedendogli di accettare le sue dimissioni dal ruolo. Perde anche la possibilità di svolgere il lavoro di avvocato perché l’Ordine lo radia dall’albo per indegnità politica nel 1933, lavora dunque come avvocato rotale a Roma nello studio di Federico Comandini e si laurea nel 1935 presso l’Università Gregoriana di Roma in diritto canonico. Perde la vicepresidenza della Regia Deputazione di Storia patria di Torino e viene escluso da tutte le accademie scientifiche di cui faceva parte. Le sue dimissioni furono accettate da Mussolini il 5 febbraio 1932 (vedi Renzo De Felice, Mussolini il Duce.I. Gli anni del consenso, Einaudi, Torino, 1974, p. 109)

Dopo la caduta del fascismo venne reintegrato nel suo ruolo di professore ordinario di storia del diritto italiano all’università di Perugia ma non vi insegnò e preferì seguire l’amico Nicolò Carandini, come addetto culturale dell’ambasciata italiana nel 1945. Il nuovo ambasciatore a Londra, Nicolò Carandini (1944-1947), lo porterà con sé, il 13 maggio 1945, alla celebrazione inglese della vittoria, alla Cattedrale di St. Paul. Rientra in Italia a causa della morte del figlio ventenne, Luca, il 29 aprile 1947, a Oxford. Inizia a insegnare a Perugia dal luglio 1947 dove rimarrà fino al suo collocamento a riposo, ottenuto nel 1971. Reintegrato nel 1946, sia nell'avvocatura sia all'insegnamento presso l'ateneo perugino, fu in seguito un importante studioso di diritto medievale.

Nella casa di Colle Ottone, vicino Velletri, passeranno svariati ospiti tra cui, Marguerite Yourcenar, che lì aveva incontrato nel 1958 la traduttrice italiana delle “Memorie di Adriano”, Lidia Storoni Mazzolani. Successivamente si trasferiscono nella casa paterna a Borgofranco d’Ivrea dopo la morte nel 1978 del figlio Francesco. Gli ultimi anni sono vissuti in modo particolarmente riservato anche a seguito del peggioramento delle loro condizioni di salute (lui era quasi cieco e la moglie gravemente malata). Si suicidò con dei barbiturici nel 1983, assieme alla moglie Maria Giorgina Bruno. La coppia è sepolta nel cimitero di Montebuono a Borgofranco d’Ivrea.

Note

Bibliografia Giorgio Boatti, Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini, Torino, Einaudi, 2001. Edoardo Ruffini, Conciso autoritratto, in “Rivista Trimestrale di Diritto Pubblico”, 1983, pp. 109-10

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