Figura di primo piano della letteratura catalana del XX secolo,. le sue opere sono state tradotte in più di 30 lingue.arabo, aranese, basco, bulgaro, ceco, cinese, croato, danese, ebraico, estone, finlandese, francese, galiziano, giapponese, greco, hindī, inglese, islandese, italiano, lituano, norvegese, olandese, polacco, portoghese, romeno, russo, sardo, serbo, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco, ungherese, vietnamita
La sua produzione comprende tutti i generi letterari; Rodoreda coltivò sia la poesia che il teatro e il racconto, sebbene si distingua maggiormente nel romanzo. Un altro aspetto fu scoperto postumo, la pittura, che era rimasta in secondo piano per l'importanza che Rodoreda dava alla propria scrittura:
Biografia Infanzia (1908-1921) Mercè Rodoreda nacque il 10 ottobre 1908 in una piccola casa con giardino di via San Antonio, ora via Manuel Angelon, nel quartiere di San Gervasio de Cassolas, Barcellona. Fu figlia unica di Andreu Rodoreda Sallent e Montserrat Gurguí Guàrdia; entrambi erano grandi amanti della letteratura e del teatro e parteciparono a lezioni di recitazione impartite da Adrià Gual. nella Scuola di Arti Drammatiche, divenuta in seguito Istituto del Teatro. Sua madre nutriva anche un grande interesse per la musica.
Rodoreda frequentò solo due anni di scuola primaria, dal 1915 al 1917, e in due diverse scuole: il Col·legi de Lourdes nel quartiere di Sarrià, ed un'altra più vicino a casa, in via Pàdua, all'altezza di via Vallirana, a Barcellona. Il nonno materno, Pere Gurguí, era un ammiratore di Jacint Verdaguer, del quale era anche amico, ed aveva collaborato come redattore nelle riviste La Renaixensa e L'Arc de Sant Martí. Nel 1910 Pere Gurguí fece fare un monumento in memoria di Jacint Verdaguer nel giardino di casa sua, nel quale c'era un'incisione con le due opere più importanti dell'autore, Canigó e L'Atlàntida. Questo spazio divenne il luogo di feste e riunioni di famiglia. La figura del nonno segnò intensamente Mercè, che arrivò a considerarlo come suo "maestro". Gurguí le trasmise un profondo sentimento catalanista e un amore per la lingua catalana e per i fiori, che si vedono ben riflessi lungo tutta l'opera di Mercè Rodoreda.
Il 18 maggio 1913, a soli cinque anni, recitò per la prima volta in un'opera teatrale con il ruolo della bambina Ketty dell'opera El misteriós Jimmy Samson (Il misterioso Jimmy Samson), al Teatro Torrent de les Flors. Alcuni anni più tardi, questo personaggio venne in qualche modo recuperato per il racconto El Bany all'interno dell'opera Vint-i-dos contes.
Durante l'infanzia lesse soprattutto gli autori catalani classici e moderni, tra cui Jacint Verdaguer, Ramon Llull, Joan Maragall, Josep Maria de Sagarra e Josep Carner, influenzata sicuramente dall'ambiente bohemien che si respirava nella casa familiare.
Il 30 maggio 1920 prese parte all'opera drammatica Quince días de reinado nel Col·legi Nuestra Señora de Lourdes. In quella stessa occasione recitò anche il poema La negra in lingua catalana.
Nel 1921, a causa della morte del nonno materno Pere Gurguí, suo zio Juan si stabilì nella casa della famiglia e ne cambiò lo stile di vita imponendo austerità e ordine convenzionali. Mercè Rodoreda lo aveva già idealizzato dalle lettere che aveva ricevuto anteriormente e finì per sposarsi a vent'anni con lui, di quattordici anni più grande. A causa del grado di consanguineità, ebbero bisogno di una dispensa papale.
Gioventù (1921-1939) Dopo il matrimonio, gli sposi andarono a Parigi in viaggio di nozze, e in seguito si stabilirono in una casa di via Zaragoza a Barcellona. Suo marito era andato in Argentina molto giovane ed era tornato con una piccola fortuna.
Il 23 luglio 1929 nacque il loro unico figlio, Jordi Gurguí i Rodoreda. Da questo momento, Mercè Rodoreda cominciò a fare prove letterarie per riuscire a liberarsi dalla dipendenza economica e sociale che avrebbe contraddistinto la sua vita da sposata. Fu così che cominciò a concepire la scrittura come un mestiere. Ogni giorno si rinchiudeva per un po' nella colombaia blu che c'era nella casa materna di Manuel Angelon, e che in seguito le servì come possibile ispirazione per scrivere La piazza del Diamante. In questo periodo scrisse versi, una commedia teatrale (ad oggi scomparsa) e un romanzo. Nel frattempo fu proclamata la Seconda Repubblica.
Seconda Repubblica Nel 1931, Mercè Rodoreda cominciò a ricevere lezioni al Liceu Dalmau, dove migliorò la sua conoscenza della lingua grazie al pedagogo e linguista Delfí Dalmau i Gener, che esercitò su di lei una grande influenza e la stimolò a formarsi; tra i due nacque un forte vincolo di amicizia.. Mercè Rodoreda mostrava ciò che scriveva a Dalmau, e lui la convinse a pubblicare questi primi testi. Dalmau pensava che Rodoreda fosse un'alunna eccezionale che possedeva un'altezza spirituale e una promettente anima da letterata. L'ammirazione nei suoi confronti convinse Dalmau a chiederle di contribuire alla sua opera Polémica, un'apologia del catalano e dell'esperanto; lei accettò e il testo fu pubblicato nel 1934. Come riconobbe il maestro Delfí Dalmau, quest'opera fu realizzata anche con le osservazioni di Rodoreda..
Nel 1932 vennero pubblicati il primo romanzo di Mercè Rodoreda intitolato Sóc una dona honrada? (Sono una donna onorata?) dalla casa editrice Catalonia, ed alcuni racconti da diversi quotidiani. L'opera passò quasi inosservata finché non concorse per il Premio Joan Crexells del 1933, vinto poi da Carles Soldevila.
Il 1º ottobre 1933 Mercè iniziò la carriera di giornalista nella rivista settimanale Clarisme, dove pubblicò ventiquattro contributi: cinque prose sulla cultura tradizionale, tredici interviste, due rassegne, un racconto e tre commenti di natura politico-culturale, musicale e cinematografica.. In quello stesso anno entrò a far parte dell'Associazione della Stampa di Barcellona, fatto che metteva in evidenza l'intenzione di formalizzare la sua collaborazione con il lavoro giornalistico.
Nella primavera del 1934, Mercè Rodoreda pubblicò la sua seconda opera Del que hom no pot fugir nelle edizioni della rivista Clarisme.. Nel maggio di quello stesso anno vinse il Premi del Casino Independent dels Jocs Florals de Lleida con il racconto La sireneta i el delfí, attualmente perduto.
Dopo aver scritto questa seconda opera, Joan Puig i Ferreter, direttore di Edicions Proa, le fece visita e si mostrò interessato alla pubblicazione della sua nuova opera, Un dia en la vida d'un home, che vide la stampa nell'autunno dello stesso anno. Rodoreda fece il suo primo ingresso nel mondo letterario grazie all'aiuto dello stesso Puig i Ferreter che le aprì le porte di El Club dels Novel·listes, formato da autori come Armand Obiols, Francesc Trabal o Joan Oliver, membri di lunga data anche di La Colla de Sabadell (il gruppo di Sabadell).Podcast dell'intervista In quel periodo, approfondì la lettura dei romanzi di Fëdor Dostoevskij.
Dal 1935 al 1939 pubblicò un totale di sedici racconti per bambini nel giornale La Publicitat, nella sezione "Un momento con i bambini"., e altri racconti su giornali come La Revista, La Veu de Catalunya e Mirador.
Nel 1936 fu pubblicato il suo quarto romanzo Crim (Crimine). Successivamente Rodoreda avrebbe rifiutato questo romanzo assieme ai tre precedenti, considerandoli frutto dell'inesperienza.
Guerra civile Quando scoppiò la Guerra civile spagnola, Rodoreda collaborò con l'incarico di revisore del catalano nel Commissariato di propaganda della Generalitat de Catalunya. In questo ambiente conobbe scrittrici contemporanee come Aurora Bertrana e Maria Teresa Vernet, e strinse amicizia con Susina Amat, Julieta Franquesa, Anna Murià e Carme Manrubia.
Nel 1937 Mercè Rodoreda vinse il Premio Joan Crexells per la sua opera non ancora pubblicata Aloma.Consultato il 13 ottobre 2016 In questo stesso anno, pose fine al matrimonio separandosi dal marito. Il suo presunto amante, Andreu Nin i Pérez, fu arrestato il 16 giugno davanti alla sede del suo partito ne La Rambla a Barcellona, e giorni più tardi fu torturato e assassinato dagli agenti della polizia sovietica per ordine del Generale Alexander Orlov nella prigione di Alcalá de Henares.
Nel 1938 fu pubblicato dall'Istituto di Lettere Catalane il quinto romanzo di Mercè Rodoreda intitolato Aloma. Questa fu la prima opera che Rodoreda accettò come opera sua, anche se successivamente provvide a revisionarla e ripubblicarla convertendola in un'opera completamente differente nel 1969. Ripudierà invece le sue prime opere narrative perché considerate frutto della sua inesperienza. Lo stesso anno, in rappresentanza del PEN Club di Catalogna, viaggiò con lo scrittore catalano Francesc Trabal, e lesse il messaggio di benvenuto scritto da Carles Riba al congresso internazionale del PEN Club a Praga.
Esilio (1939-1972) Sebbene Rodoreda non avesse mai partecipato attivamente alla vita politica, il 23 gennaio 1939 partì per la Francia, lasciando il figlio in custodia alla propria madre, nella speranza che l'esilio sarebbe durato poco. Fu proprio la madre a consigliarla di riparare all'estero, temendo ripercussioni a causa delle attività di collaborazione con le pubblicazioni in catalano e con alcune riviste di sinistra intrattenute da Mercè negli anni precedenti. Partita da Barcellona con altri intellettuali del tempo, Rodoreda raggiunse Girona a bordo di un bibliobus di proprietà del Ministero della Cultura della Generalità di Catalogna. Proseguì il cammino per Max Perxés, nella municipalità di Agullana, e attraversò la frontiera amministrativa a Le Perthus. Entrò nello stato francese il 30 gennaio, e dopo aver pernottato a Le Boulou, si diresse a Perpignano, dove, trascorsi tre giorni, raggiunse in treno Tolosa..
Roissy-en-Brie Arriva a Parigi a fine febbraio e ad inizio aprile si trasferisce a Roissy-en-Brie, una località vicina a est della capitale, stabilendosi nel castello Roissy-en-Brie, una costruzione del XVIII secolo, che offriva rifugio a scrittori. Condivise la casa con Anna Murià, Cesar August Jordana, Armand Obiols, Francesc Trabal e Carles Riba.
A Roissy-en-Brie nacquero diverse relazioni amorose, una di queste fu tra Mercè Rodoreda e Joan Prat i Esteve, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Armand Obiols. Il problema nel castello si presentò perché Armand Obiols era sposato con la sorella di Francesc Trabal con la quale aveva un figlio che era rimasto a Barcellona con la madre.. Inoltre, la suocera di Armand Obiols aveva viaggiato con Trabal fino a Roissy-en-Brie assieme ad altri membri della famiglia Trabal. Di conseguenza, l'adulterio divise gli esiliati catalani in due fazioni opposte. Secondo Anna Murià, Francesc Trabal si opponeva non solo per sua sorella, ma anche per gelosia, avendo avuto una relazione segreta con Mercè Rodoreda a Barcellona di cui solo loro due e la sua confidente erano a conoscenza.. Rodoreda volle scrivere un libro su questa storia, intitolato La novel·la de Roissy, ma non lo terminò mai. L'aria di stabilità che offriva il castello fu scossa dallo scoppio della Seconda guerra mondiale. In quel momento alcuni decisero di fuggire in America Latina ed altri preferirono rimanere in Francia; quest'ultima destinazione fu quella scelta da Rodoreda e Obiols che si trasferirono nella casa Villa Rosset, nella periferia del paese.
Fuga dai nazisti