Biografia Origini e formazione Carlo Prina nacque a Monza il 28 giugno 1897. Crebbe in una famiglia della piccola borghesia cittadina e intraprese la professione di contabile, lavorando presso la ditta Motta. Coniugato, era padre di tre figlie.

Arruolato durante la prima guerra mondiale, prestò servizio come soldato semplice e tornò alla vita civile con un forte sentimento democratico e repubblicano. Fin dagli anni successivi al conflitto mantenne un atteggiamento critico nei confronti del regime fascista e partecipò a discussioni politiche in ambienti ostili al regime.

Antifascismo e attività clandestina Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, Prina avviò un'attività clandestina di collegamento tra le formazioni della Resistenza italiana in Brianza e Milano. La sua esperienza militare lo rese prezioso come organizzatore e reclutatore: si occupò di avvicinare giovani monzesi alla lotta partigiana e di fornire sostegno logistico a nuclei legati al Comitato di Liberazione Nazionale.

Secondo le testimonianze raccolte dalla famiglia, si oppose apertamente al fascismo anche nella vita quotidiana, sostenendo valori di libertà e giustizia e attirando così l'attenzione della polizia politica.

Arresto e detenzione Il 2 marzo 1944 venne arrestato a Monza dalla Guardia Nazionale Repubblicana a seguito di una delazione. Fu incarcerato dapprima nella città natale, quindi trasferito al Carcere di San Vittore a Milano, noto centro di detenzione e smistamento dei prigionieri politici.

Il 9 giugno 1944 fu deportato al Campo di Fossoli, gestito dalle SS nei pressi di Carpi, dove gli fu assegnata la matricola 1609. La sua presenza a Fossoli è documentata negli elenchi dei deportati e nelle testimonianze dei compagni di prigionia.

L'eccidio di Cibeno Il 12 luglio 1944 Prina fu tra i 67 prigionieri politici prelevati dal Campo di Fossoli e condotti al poligono di tiro di Cibeno (Carpi), dove furono fucilati per rappresaglia a un'azione partigiana. Le vittime, tra cui altri quattro monzesi (Antonio Gambacorti Passerini, Enrico Arosio, Ernesto Messa e Davide Guarenti), vennero sepolte in fosse comuni e le salme furono riesumate soltanto dopo la Liberazione.

Il riconoscimento del corpo di Prina fu reso possibile dall'intervento della moglie, che lo identificò dalle mani, unico segno rimasto distinguibile dopo mesi di sepoltura.

Epistolario e testimonianze Durante la detenzione riuscì a scrivere numerose lettere alla moglie e alle figlie. In questi scritti, carichi di affetto e consapevolezza del pericolo, emerge la volontà di lasciare un messaggio di dignità e coraggio alle nuove generazioni.

Il carteggio, insieme a fotografie e documenti familiari, è stato donato nel 2023 alla Fondazione Fossoli dagli eredi di Prina, nell'ambito della campagna "Salva una storia". Le lettere sono oggi conservate presso l'archivio della Fondazione e vengono utilizzate in attività didattiche e percorsi di memoria nelle scuole.

Commemorazioni Nel dopoguerra, il suo nome è stato inciso nei monumenti cittadini dedicati ai caduti della Resistenza e compare nelle lapidi commemorative a Monza.

Nel 2024, in occasione dell'80º anniversario dell'eccidio di Cibeno, è stata posata una pietra d'inciampo in sua memoria in via Zucchi 27 a Monza, accanto a quelle dedicate ad Antonio Gambacorti Passerini, Enrico Arosio ed Ernesto Messa.

Note

Bibliografia Pietro Arienti, Mia cara sono nelle tue mani. La vicenda di Carlo Prina, oppositore politico monzese, deceduto nell'eccidio di Fossoli. 12 luglio 1944, Missaglia, Bellavite, 2024, ISBN 978-88-7511-392-6.

Voci correlate Eccidio di Cibeno Campo di Fossoli Antonio Gambacorti Passerini Resistenza italiana

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