La Maddalena in meditazione del teschio è un'opera di Jusepe de Ribera.
Il dipinto è una riproduzione autografa dell'omonimo dipinto esposto al Museo del Prado di Madrid. L'opera, originariamente parte della Collezione Cappelli, è stata affidata al Museo Nazionale d'Abruzzo negli anni settanta a seguito di un lascito testamentario a favore del Comune dell'Aquila.
Storia L'opera, di datazione incerta, risale probabilmente alla fine del quarto decennio del Seicento come la versione madrilena e fu verosimilmente realizzata per accontentare la richiesta di un committente sconosciuto.
Fino al 1968, l'opera ha fatto parte di una collezione privata comprendente altre importanti opere del Barocco Napoletano. La collezione, conservata nei palazzi Cappelli-Cappa e Cappelli, siti rispettivamente a L'Aquila e a San Demetrio ne' Vestini, viene donata dal Marchese Francesco Cappelli di Torano al Comune dell'Aquila tramite un testameno olografo redatto nel 1968 e pubblicato nel 1973. Subito dopo, la collezione, che comprende opere di Mattia Preti, Massimo Stanzione, Bernardo Cavallino e Andrea Vaccaro viene affidata al Museo Nazionale d'Abruzzo in deposito conservativo.
Descrizione L'opera è una copia fedele dell'esemplare esposto al Museo del Prado a Madrid e presenta una notevole qualità di esecuzione, che scoraggia l'ipotesi di interventi da parte di aiutanti dell'artista, richiestissimo all'epoca della realizzazione.
L'immagine riprende fortemente elementi stilistici che avevano caratterizzato il periodo napoletano dell'artista e rappresenta una Maddalena in meditazione del teschio: simbolo della fugacità della vita terrena. La Maddalena si staglia su un denso sfondo scuro ed è rappresentata con i suoi caratteristici attributi: il vaso di unguenti, la veste di vimini e i lunghi capelli sciolti sulle spalle. La luce colpisce la figura dall'alto, mettendo in risalto la metà superiore del volto e le mani intrecciate sulla calotta cranica del teschio. Una luce più debole illumina appena l'angolo superiore del supporto che sorregge il teschio e i contorni del vaso di unguenti, delineato da riflessi metallici e posto nella parte inferiore della composizione. L'opera è caratterizzata da un forte patetismo, dato dall'espressione malinconica della Maddalena, che sembra rivolgere gli occhi velati di lacrime allo spettatore, come a invitarne la partecipazione emotiva e comunicato anche da dettagli come le nocche delle mani arrossate e l'aspetto dimesso della veste, che lascia scoperta una spalla.
Il soggetto della Maddalena penitente o in meditazione viene ripreso dall'autore in varie occasioni (si vedano, a titolo di esempi, la Maddalena in meditazione e la Maddalena Penitente conservate al Museo di Capodimonte di Napoli) ed è qui rappresentato utilizzando la stessa forma oblunga del viso osservabile in opere precedenti, come il Lamento sopra il corpo morto di Cristo conservato alla National Gallery di Londra.
L'opera presenta differenze minime rispetto alla versione conservata al Museo del Prado: il volto è più sottile, le labbra leggermente più dischiuse; la veste di vimini della santa avvolge soltanto la spalla destra e non anche il polso, come nell'originale. La qualità pittorica è di altissimo livello, con le tipiche pennellate alternate caratteristiche delle opere più pregiate del Ribera.
Note
Bibliografia
Voci correlate Jusepe de Ribera Barocco napoletano Museo Nazionale d'Abruzzo
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