Autoritratto è un dipinto olio su tela (70,5 x 65 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1624-26, conservato presso Schoeppler Collection di Londra
Storia La storia del dipinto, per come emerge dalle fonti disponibili, presenta diversi punti non documentati con certezza. Il primo riferimento moderno è fornito da Stéphane Loire, 1990 e Denis Mahon, 1991 che segnalano il rinvenimento dell’opera in Danimarca, osservando come il quadro presentasse tracce di una cornice di fattura inglese. Questo dettaglio suggeriva agli studiosi che l’opera avesse soggiornato in passato nel Regno Unito.
La particolare iconografia dell’autoritratto — con l’artista rappresentato mentre dipinge, la tavolozza nella mano sinistra — ha indotto Nicholas Turner a ipotizzare un possibile collegamento con un dipinto della collezione di Giovanni Paolo Baglioni, in Casa a San Cassan a Venezia, registrato in un inventario del 28 febbraio 1786 come: «Guercin da Cento Pittor, che dipinge sp. stesso». Lo stesso Giovanni Paolo aveva ereditato, intorno al 1680, la suddetta casa da un suo avo bolognese, Antonio Baglioni, che possedeva due dipinti del Guercino. Tuttavia, nessuna fonte documentaria consente di identificare con certezza il quadro inventariato a Venezia con l’opera recentemente riemersa in Danimarca. Mahon richiama inoltre l’attenzione sul fatto che Gustav Friedrich Waagen, nel 1838, aveva descritto nella collezione del XVI conte di Shrewsbury, John Talbot, un autoritratto del Guercino con queste parole: «Portrait of himself, Spirited in the conception, warm and clear in the tone.» Mahon osserva come la descrizione di Waagen sia compatibile con la pittura del dipinto ritrovato in Danimarca, pur senza poter stabilire con assoluta certezza l'identità tra i due dipinti.
Turner, da parte sua, riprende l’ipotesi, ricordando che la collezione Shrewsbury si era arricchita nel 1829 tramite l’acquisto in blocco delle opere già appartenute a Madame Letizia Bonaparte e al fratello Luciano Bonaparte. Tuttavia, anche in questo caso manca la prova documentaria che colleghi direttamente il nostro dipinto alla raccolta Bonaparte.
Descrizione e stile Il genere del ritratto non fu particolarmente praticato dal Guercino, e quello dell’autoritratto ancor meno. Il primo esempio noto è proprio questo, realizzato in un momento in cui, dopo i successi romani della decorazione del Casino Ludovisi e della Sepoltura e gloria di santa Petronilla, l’artista acquisisce piena consapevolezza della propria statura e si percepisce all’altezza dei maestri più affermati, come Bernini. L’autoritratto sembra dunque nascere non con finalità commerciali, ma come esercizio di autopromozione e affermazione personale.
L’effigiato è rappresentato a mezzo busto, con in mano gli strumenti del mestiere — tavolozza e pennelli — e con il corpo leggermente volto verso sinistra. L’ampia zona d’ombra che ricopre parte del volto sembra concepita per attenuare la visibilità dello strabismo dell’artista. L’ampio colletto bianco e l’abito scuro mettono in risalto la condizione sociale dell’artista, verosimilmente quella di un appartenente alla borghesia agiata. Il ritratto è schizzato, il Guercino costruisce le lumeggiature con sottili pennellate sgranate ma sicure sul colletto, e con piccoli tocchi filamentosi di biacca lungo le pieghe dell’ampia manica nera. Questa modalità esecutiva rimanda da vicino al linguaggio pittorico del Ritratto del cardinale Bernardino Spada (Galleria Spada, Roma) del 1631.
Sulla datazione del dipinto non c'è una unanimità della critica. Mahon, quando lo presentò alla mostra tenutasi a Bologna dal 6 settembre al 10 novembre 1991, lo datò 1624-1626, Turner lo posticipò addirittura al 1640, Stenta, basandosi su criteri fisiognomici, desunti dal confronto con il disegno di Ottavio Leoni del 1623 che mostrava un Guercino trentenne, e sull'autoritratto tardo (Autoritratto con l'amor fedele, 1655, National Gallery of Art, Washington), quando il pittore aveva 64 anni, lo ha datato 1630-32. La copia del Louvre, che ancor prima della riemersione in Danimarca di questo autografo, era considerata non autografa, dà l'impressione di essere meno energica dell'originale, perché lo spaio vuoto nero è stato molto ampliato, e l'aggiunta del polsino destro rende tutta la raffigurazione un po' più goffa rispetto all'originale.
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