Atlante è un dipinto a olio su tela (127 x 105 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino e conservato presso il Museo Bardini a Firenze.
Storia La prima menzione del dipinto si trova nella Felsina pittrice del conte Carlo Cesare Malvasia, sotto l’anno 1646, dove è ricordato come: «Al Serenissimo D. Lorenzo Medici un Atlante». L’opera compare anche nel Libro dei conti sotto lo stesso anno: «Il dì 30 Aprile Dal Ser.mo Sig. Principe Don Lorenzo de’ Medici si è ricevuto per il quadro di Atlante lire 330 che fanno scudi 75».Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore dell’artista, Paolo Antonio Barbieri, dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666.
Negli stessi anni Guercino eseguì per la committenza medicea anche lErcole, conservato presso la Villa medicea di Cerreto Guidi, commissionato dal cardinale Carlo de’ Medici e pagato il 6 luglio 1645; è stato ipotizzato che le due opere costituissero una coppia, in relazione alle rispettive committenze dei due fratelli Medici.
Il dipinto passò in data non precisata alla collezione della famiglia Capponi, dove è citato nel palazzo di proprietà della casata come «un bel quadro del Guercino». Poiché l’opera non compare in alcun inventario mediceo, e in particolare non risulta menzionata nell’inventario delle proprietà di don Lorenzo de’ Medici esistenti nella villa della Petraia, redatto alla sua morte nel 1649, è probabile che il passaggio alla famiglia Capponi sia avvenuto per dono.
Nel 1880 il dipinto fu venduto dai Capponi a Stefano Bardini (1836–1922), che alla sua morte, con lascito testamentario, donò parte della propria collezione alla città di Firenze. Il primo conservatore della donazione Bardini, Alfredo Lensi, attribuì lAtlante a un pittore italiano del XIX secolo; con tale indicazione l’opera fu collocata in posizione elevata lungo la scalinata del museo.
Denis Mahon riferisce che molti anni prima Federico Zeri gli aveva comunicato il proprio convincimento circa l’autografia guercinesca del dipinto; Mahon, dopo averlo esaminato di persona, concordò con tale attribuzione. Dell’ipotesi fu informato anche Luigi Salerno, impegnato nella redazione del catalogo I dipinti del Guercino, che a sua volta confermò il parere dei due studiosi. In seguito a queste valutazioni l’opera fu rimossa dalla collocazione poco accessibile e sottoposta a pulitura.
Il dipinto fu pubblicato per la prima volta nel 1984.
Descrizione Il dipinto raffigura Atlante a mezza figura, colto nello sforzo di sostenere la volta celeste. La scelta di una rappresentazione ravvicinata del Titano, limitata al busto, pose al Guercino un problema compositivo complesso, come attestano sei disegni preparatori conservati a Windsor Castle, che documentano i tentativi dell’artista di risolvere l’equilibrio tra figura e globo celeste.
Secondo il mito narrato da Esiodo, Atlante fu condannato da Zeus a sorreggere il cielo per l’eternità come punizione per essersi schierato con Crono nella battaglia contro gli dei dell’Olimpo. Nella tradizione mitologica e cosmologica antica, Atlante incarnava il principio di un universo fondato sulla stabilità della Terra, intesa come perno immobile attorno al quale ruota la volta celeste.
Nel dipinto il Titano piega il busto in avanti in un gesto di immobile tensione, che traduce visivamente il peso della condanna e il carattere perpetuo dello sforzo.
Sulla superficie del globo si distinguono alcuni segni zodiacali, tra cui Bilancia, Scorpione e Sagittario; al centro compare una stella particolarmente evidente, elemento che ha suggerito una possibile allusione astrologica al committente, Lorenzo de’ Medici (1599–1649).
LAtlante trova significative affinità con la tela raffigurante Endimione col cannocchiale commissionata dallo stesso Lorenzo de’ Medici e pagata il 13 settembre 1647, generalmente identificata con il dipinto oggi conservato nella Galleria Doria Pamphilj.
I due soggetti, spesso accostati e di dimensioni simili, sono stati interpretati come immagini concettualmente complementari, riferibili a differenti modalità di conoscenza del cosmo: se l’Endimione, dotato di cannocchiale, allude alla nuova astronomia fondata sull’osservazione diretta, l’Atlante richiama una visione cosmologica tradizionale, basata sull’ordine immutabile delle sfere celesti, in relazione alle riflessioni cosmologiche dell’età di Galileo Galilei.
Le vernici ossidate che alteravano l’aspetto cromatico del dipinto furono rimosse in occasione della mostra del 1991, restituendo maggiore leggibilità alla superficie pittorica e ai rapporti luministici della composizione.
Stile LAtlante appartiene alla fase matura dell’attività del Guercino, in cui l’artista abbandona progressivamente gli accenti più dinamici e contrastati della produzione giovanile a favore di una composizione più equilibrata e misurata. Alla forza espressiva affidata in precedenza al drammatico chiaroscuro si sostituisce una ricerca di armonia fondata su passaggi cromatici graduali e su una più controllata disposizione delle masse.
La scelta di raffigurare Atlante come figura isolata e a mezza figura riflette un orientamento ormai consolidato dell’artista, che dopo l’esperienza piacentina comprese come anche una singola figura potesse esprimere valori di fierezza e di forza monumentale. In questa fase, il Guercino privilegia strutture compositive statiche, regolate da assi orizzontali e verticali e da un principio di simmetria, in luogo delle diagonali e delle fughe prospettiche che avevano caratterizzato la sua produzione precedente.
Il passaggio da una composizione dinamica a una più stabile comporta anche una diversa prassi progettuale: la riduzione degli studi d’insieme è compensata da un’attenzione più analitica alle singole parti della figura, in particolare ai panneggi, affidando all’esecuzione pittorica il compito di raggiungere un elevato grado di perfezione formale. Tale scelta, se da un lato limita l’immediatezza inventiva, dall’altro approfondisce il ruolo del mestiere e del controllo tecnico.
Anche il trattamento del colore e della luce si inserisce in questa ricerca di equilibrio. Pur mantenendo una naturale sensibilità coloristica, il Guercino tende a semplificare la gamma cromatica e a modulare le tinte attraverso sottili armonie tonali, con accostamenti delicati e un uso calibrato dei colori più intensi. Le superfici appaiono levigate e definite, ma non prive di una certa scioltezza di tocco, talvolta con l’imprimitura lasciata visibile e utilizzata come tono di base.
Nel complesso, lAtlante testimonia una visione più calma e riflessiva dell’artista, che non mira più a cogliere il momento fugace dell’azione, ma a rappresentarne il nucleo essenziale, capace di racchiudere in sé l’intero svolgimento narrativo. In questa sintesi formale e concettuale si riconosce uno degli esiti più coerenti della pittura tarda del Guercino.
Note
Bibliografia
Altri progetti
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti a soggetto mitologico Categoria:Dipinti a Firenze