Lo Speculum StultorumNigello di Longchamp, Speculum stultorum, ed. J. Mann, Oxford, Clarendon Press 2023 è un poema satirico allegorico in distici elegiaci di quasi 400 versi, composto da Nigello di Longchamp, presumibilmente tra il 1185 e il 1187, anche se sono stati proposti momenti di composizione più tardi. Il poemetto racconta le disavventure e i pensieri dell’asino Brunello, che si imbatte in una serie di peripezie perché insoddisfatto della lunghezza della sua coda. L’opera in alcuni manoscritti viene preceduta da una lettera indirizzata a Guglielmo di LongchampOxford dictionary of national biography, Longchamp William de (d. 1197), dedicatario dello Speculum, in cui si chiarisce il significato allegorico del testo.

Prologo Il prologo dell’opera si apre con un’esortazione al dedicatario dell’opera, Guglielmo di Longchamp, ad accogliere i suoi versi presentati come semplici e poco eleganti, secondo il topos tradizionale della modestia. Nigello intanto però rivendica la propria autorialità e lo stretto legame con il vescovo di Ely.

Suscipe pauca tibi veteris, Willelme, Nigelli

scripta, minus sapido nuper arata stylo.

Hoc modicum novitatis opus tibi mitto legendum

Maxima pars animae dimidiumque meae

Accetta, o Guglielmo, questi pochi versi del tuo vecchio Nigello scritti per te,v. 1

composti da poco e in uno stile poco condito/sapido.

Ti mando da leggere quest’opera modesta in quanto a novità,

Tu che sei metà, anzi la massima parte della mia anima

vv. 1-4

Già dai primi versi è visibile l’abilità retorica e la ricercatezza stilistica che caratterizzano tutta l’opera. L’autore fa un ampio uso di figure retoriche: allitterazioni, poliptoti, anafore, ma anche metafore, metonimie, paronomasie, ecc. Subito inoltre si dichiara l’intento didattico dell’opera, veicolato tramite l’allegoria e la trasfigurazione dei personaggi e dei concetti. Nigello invita il lettore a non fermarsi al senso letterale delle parole ma a cogliere il loro vero significato.

Ipsa superficies quamvis videatur inepta

Materiesque rudis, verba diserta minus,

multa tamen poterit lector studiosus in illis

sensibus et studiis carpere digna suis.

Anche se l’opera sembra sciocca in superficie

e incolta nella materia, e le parole poco eleganti,

tuttavia il lettore attento potrebbe cogliere in quelle parole

molti significati degni delle sue capacità intellettuali e delle sue conoscenze.

vv. 5-8

Segue subito un’invettiva contro i suoi tempi, dove i valori del mondo sono ribaltati e chiunque cerca di cambiare la propria condizione. L’autore invece esorta l’asino ad accettarla e a portare il proprio fardello senza desiderare l’altrui.

Trama La narrazione vera e propria prende avvio al v. 81, con l'insoddisfazione dell’asino Brunello per le dimensioni della sua coda, che lo porta a consultare Galeno, il più celebre medico dell’antichità classica. Costui cerca di dissuaderlo dal cercare di contrastare la natura e gli predice che spesso questo porta a perdere ciò che già si possiede. Non riuscendo a persuadere l’asino con la logica, Galeno allora lo invia a Salerno, alla ricerca di ingredienti assurdi per un improbabile rimedio al suo problema. A Salerno Brunello viene raggirato da un mercante che gli vende dieci vasi pieni di inutili cianfrusaglie che spaccia per rimedi farmaceutici.

Di ritorno dal viaggio però Brunello viene preso di mira da un monaco irato che gli aizza contro i suoi cani, i quali rompono i suoi vasi, lo azzannano, e gli mozzano perfino la coda. L’asino, mortificato, decide di riscattarsi e iniziare gli studi a Parigi. Ma dopo sette anni di studio delle arti liberali non riesce nemmeno a ricordarsi il nome della città dove ha studiato. Sulla via del ritorno incontra un pellegrino, che suscita in lui riflessioni e astrazioni, portandolo a prendere la decisione che l’unico modo di salvarsi dalle ingiustizie del mondo sia prendere i voti e fondare un suo ordine, privo degli oneri ecclesiastici ma che assommi tutti i vantaggi della vita monastica.

L’asino allora si dirige a Roma per chiedere il permesso del papa e lì incontra di nuovo il medico Galeno. Brunello allora elenca e denuncia al medico i mali del mondo, ormai capovolto, dove la testa è diventata coda e viceversa. Accusa la corruzione della curia, la simonia, la brama di denaro dei religiosi. Brunello allora assiste a un dibattito tra un corvo, un gallo e un nibbio sul tema della fedeltà al padrone e a come questa obblighi i sottoposti al silenzio sulle malefatte del proprio signore. Mentre Brunello tenta di convincere Galeno con una parabola edificante ad unirsi al suo nuovo ordine viene assalito da Bernardo, il suo vecchio padrone, che preannunciandogli anni di fatiche lo riporta a casa.

Conclusione L’opera si chiude rimarcando il valore morale di exemplum della storia di Brunello, la lettura allegorica che va esercitata sull’opera e l’intento didascalico dell’autore.

Cedat in exemplum cunctis viventibus ista

Brunelli vita, nam docet auctor ita.                                                     

Non quod verba sonant sed quicquid mystice signant:

scrutetur lector caute quid ipsa velint.

Sia d’esempio per tutti questa vita di Brunello,

così infatti insegna l’autore.

Non come suonano le parole, ma cosa vogliono dire allegoricamente,

che il lettore esamini con cura che cosa queste parole vogliono dire.

vv. 3880-84

L’opera si conclude quindi con gli stilemi classici della fabula docet, con un’esportazione al lettore a non nutrire ambizioni eccessive, che spesso portano alla rovina. Resta però il dubbio se tali ambizioni siano da condannare solo se al di sopra delle capacità personali, come nel caso di Brunello, o se l’autore condanni qualsiasi velleità di ascesa.Nigello di Longchamp, Speculum stultorum, (cur. F. Albini), Genova 2003

Interpretazione morale Nella letteraNigello di Longchamp, Epistola ad Willelmum, ed. J.H. Mozley, “Medium aevum, society for studies of medieval languages and literature” 39 vol. 1 (1970), p. 13-20 indirizzata a Guglielmo di Longchamp preposta al testo in 32 manoscritti della tradizione, Nigello chiarisce alcune allegorie.

L’opera si chiama Speculum stultorum, lo specchio degli stolti, perché permette agli stolti di vedersi riflessi nella stoltezza degli altri per correggere la propria. L’autore ammette però che raramente gli sciocchi correggono il proprio comportamento grazie all’esempio altrui, ma che è altrettanto vero che sia più efficace la critica scherzosa piuttosto che un rimprovero diretto. Nigello specifica che la storia di Brunello rappresenta la condizione in cui lui stesso si trova a vivere. Brunello rappresenta un piccolo monaco che stanco di sopportare le fatiche imposte e scontento della propria situazione cerca di ottenere maggior spazio per sé e i suoi confratelli diventando abate o priore, ma senza averne le capacità.

L’autore non presenta il suo protagonista come un personaggio del tutto negativo, anzi spesso sembra empatizzare con l’asino, pur rimproverando l’inutilità di fondo delle sue aspirazioni.

Genere letterario La favola con protagonisti animali è un genere che risale all’antichità. In particolare il nucleo portante della storia di Nigello, ossia la storia di un asino che attraversa una serie di peripezie per cambiare la sua condizione, richiama chiaramente le Metamorfosi di Apuleio, dove l’asino Lucio affronta una serie di situazioni per ritornare alla sua forma umana.

Ad ogni modo è proprio nel secolo in cui opera Nigello che il genere dell’epica con protagonisti animali si sviluppa pienamente. Il primo rappresentante di questo genere medievale è certamente l’Ysengrimus, un racconto in sette libri in versi elegiaci scritto intorno alla metà del XII secolo. Quest’opera satirica racconta dello scontro continuo tra la volpe Reinardus e il lupo Ysengrimus, che culmina nell’uccisione ignominiosa di quest’ultimo, sbranato dai maiali. L’astuzia della volpe divenne il soggetto di diverse opere derivate, sia in latino che in volgare, tra le quali la più conosciuta è certamente il Roman de Renart. Lo Speculum stultorum non è una diretta derivazione dell’Ysengrimus, in quanto presenta una serie di episodi originali, basati sulla figura dell’asino Brunello. Tuttavia l’opera mostra vari echi verbali dall’Ysengrimus, e Nigello racconta alcuni episodi che appaiono troppo simili ad alcune scene dell’opera per non essere state almeno suggestionato da questa, come la storia delle due mucche, che sembra essere un eco del lupo che si ghiaccia la coda pescando e deve farsela tagliare con un’ascia o il dialogo degli uccelli, forse ispirato dalla disputa alla corte del leone del libro II.

Lo Speculum stultorum mostra delle affinità con l’Ysengrimus nelle sue sezioni più retoriche e nella lunghezza dei monologhi, ma anche nell’estensione complessiva dell’opera. Quest’estrema elaborazione formale è un’innovazione infatti dell’Ysengrimus, e del genere epico animale, in contrasto con la brevità e la sintesi tipiche della favola. Questa differenza cambia l’intera spinta della narrazione e la sua relazione con la morale che la accompagna, come mostra il prologo dello Speculum stultorum. Il desiderio di Brunello di una coda più lunga all’inizio dell’opera sembra corrispondere a un tipo familiare di favola che rappresenta un animale che cerca di superare i limiti imposti dalla natura e che scopre che la sua ambizione è destinata al fallimento. Il dottore Galeno, infatti, cerca di inculcare questa lezione in Brunello: quod natura negat, reddere nemo potest, “ciò che la natura non concede, nessuno può darlo”.

Se questa fosse una favola la storia si concluderebbe con questa morale, ma la narrazione invece si estende in modo irregolare, con altri racconti e avvenimenti consequenziali e imprevisti, come il viaggio di Brunello a Salerno, l’incontro con il monaco, ecc. Inoltre Galeno racconta a Brunello una storia molto particolare: a due mucche si incastra la coda nel fango ghiacciato, e le due agiscono in modo diverso per risolvere il problema. Galeno pone quindi Brunello davanti alla scelta di agire piuttosto che alla sola lezione moraleggiante.

Anche la favola delle due mucche non è affatto una favola convenzionale: una delle due mucche Brunetta attende che il fango ghiacciato si sciolga per liberarsi, mentre l’altra, Bicorne si taglia la coda per divincolarsi prima ma muore per l’infezione. Le due mucche però dibattono sulla scelta da compiere, ricorrendo a proverbi popolari e argomenti retorici, rendendo plausibili entrambe le soluzioni e non permettendo quindi di trovare una morale univoca. Infatti la posizione di Bicorne, che nella storia poi si rivela perdente, secondo la quale “mezzo pane è meglio di non avere il pane”Speculum stultorum vv. 3857-60 è la stessa che Nigello offre in altri punti della sua opera e perfino nel Tractatus in toni molto più seri. Questo excursus narrativo sulle code sembra comunque confondere ancora di più le idee a Brunello e al lettore sulla questione se sia effettivamente un bene avere o meno una coda più lunga.

La vera differenza del genere dell’epica animale rispetto alla favolaPer un’analisi più dettagliata sulle differenze strutturali e stilistiche tra favola e epica animale: J. Mann, From Aesop to Reynard. Beast literature in medieval Britain, Oxford, Oxford University Press 2009 è l’introduzione della commedia e della satira. Brunello vuole costantemente abitare il mondo morale e intellettuale degli uomini, acquisendo un’educazione universitaria, diventando un prete, fondando un ordine monastico, ma non può valicare i limiti che la natura gli ha assegnato. Ma la conclusione morale e il risvolto satirico non sono indirizzati all’asino in sé, ma agli uomini che lui cerca di imitare, che assumono questi ruoli senza successo come Brunello.