La chiesa di Tutti i Santi comunemente nota come chiesa madre, è il principale luogo di culto cattolico di Mesagne, in provincia di Brindisi e arcidiocesi di Brindisi-Ostuni.

Edificata a partire dal XVII secolo su una precedente struttura di origine bizantina, rappresenta oggi uno degli esempi più significativi di architettura barocca del territorio, frutto di complessi rifacimenti settecenteschi e continui restauri architettonici che ne hanno preservato la monumentalità.

Storia L'attuale edificio sorge sul luogo in cui in origine si trovava una chiesa di rito bizantino risalente al X secolo, dedicata a san Nicola. Intorno al 1450 la struttura subì una prima profonda ristrutturazione e venne intitolata a Tutti i Santi. Tra il 1548 e il 1649, su spinta dell'arciprete L. A. Resta, l'edificio fu oggetto di progressivi lavori di ampliamento a navata unica che inglobarono le strutture precedenti. Di questa fase sopravvivono ancora oggi le antiche scale di discesa al succorpo e un'antica cisterna.

Il 31 gennaio 1649 la chiesa subì un grave crollo. La ricostruzione, avviata tra il 1650 e il 1660, fu guidata dal sacerdote mesagnese Francesco Capodieci, supportato dal frate Francesco da Copertino e dal chierico Antonio Leugio. In questa delicata fase l'edificio assunse l'attuale pianta a croce latina con l'aggiunta del transetto.

L'assetto barocco definitivo si deve tuttavia ai lavori resisi necessari dopo il terremoto con epicentro a Nardò del 1743. A partire dagli anni '60 del Settecento, l'architetto Giuseppe Palmieri di Monopoli curò il rifacimento delle coperture, sostituendo il vecchio tetto in legno con volte ogivali e innalzando la cupola semiellissoidale. Nel 1770 la progettazione dell'intero apparato decorativo fu affidata all'ingegnere napoletano Nicola Carletti, che diresse esperte maestranze campane (tra cui gli stuccatori Faiella, Garofalo e Mazzarella) nella realizzazione degli stucchi interni e della posa dei marmi.

Nel corso dei secoli successivi la fabbrica fu soggetta a diversi interventi di manutenzione e consolidamento. Il 14 gennaio 1900 si registrò il parziale crollo della volta del coro, successivamente ricostruita. In epoca contemporanea, tra il 1989 e i primi anni '90, sotto la direzione dell'ingegner L. Castellano, la chiesa è stata sottoposta a un profondo restauro strutturale e a una accurata pulitura della facciata, compromessa dallo smog e dall'attacco di licheni.

Descrizione

Esterno La facciata seicentesca, sostanzialmente risparmiata dalle trasformazioni strutturali del Settecento, è realizzata in carparo a vista e pietra di Carovigno, valorizzata da un intonaco in malta di calce colorata a finto mattone rosato. Si presenta divisa in tre ordini sormontati da un timpano.

Il primo ordine è scandito da sei pilastri di ordine ionico alternati al portale cinquecentesco e ospita quattro nicchie con le statue di San Bartolomeo, San Simone, San Taddeo e San Matteo. Il secondo ordine presenta sei pilastri di ordine corinzio accompagnati dalle statue di San Giacomo Maggiore, San Giacomo Minore, San Filippo e San Tommaso. Il terzo ordine, di dimensioni più ridotte, conta quattro pilastri di ordine composito e le quattro statue di San Pietro, Sant'Andrea, San Giovanni evangelista e San Paolo (due delle quali poste in nicchie e due all'esterno).

Nel timpano campeggia scolpito in bassorilievo lo stemma di Mesagne. Sulla sua sommità erano originariamente collocati quattro angeli e una statua centrale raffigurante il Cristo Risorto; quest'ultima fu gravemente lesionata dal terremoto del 12 ottobre 1856 e definitivamente rimossa, per ragioni di sicurezza, nel 1857.

Interno

L'interno si sviluppa su una pianta a croce latina, con una lunghezza massima di 47 metri, un transetto largo 25 metri e un'altezza di 24 metri misurata fin sotto la cupola. La navata unica è scandita da paraste con capitelli corinzi che incorniciano e racchiudono le piccole cappelle laterali. Le coperture presentano una volta ogivale alleggerita da lunette che ospitano le finestre, mentre all'incrocio col transetto si innalza la luminosa cupola settecentesca del Palmieri.

Alle spalle dell'altare maggiore sorge il presbiterio, rialzato di otto gradini dotati di due scale laterali; al di sotto di esso si trova la cripta che conserva ancora alcuni resti della primitiva chiesa bizantina. Sul lato sinistro della navata sono collocati il pulpito e un ingresso laterale, mentre sul lato destro troneggia sulla cantoria un pregevole organo a canne del maestro Tommaso Mauro. L'elegante arredo marmoreo, tra cui spicca il fonte battesimale, fu disegnato dal Carletti e realizzato in gran parte da maestri marmorari come Domenico Del Vecchio. Anche i pregevoli stalli in legno di noce del coro e gli altri arredi lignei furono realizzati, sempre su disegno del Carletti, da ebanisti locali quali Innocenzo Rizzo e i fratelli Leopardi.

Tra le opere pittoriche di maggior rilievo conservate all'interno vi sono l'Assunzione di Saverio Lillo da Ruffano, l'Adorazione dei pastori di Gian Pietro Zullo, Andrea Cunavi e Domenico Pinca, e la pregiata tela di forma ovale raffigurante la Madonna del Carmine, commissionata nel 1771 al pittore napoletano Giuseppe Bonito richiesta appositamente per decorare il transetto.

Note

Bibliografia Archivio di Stato di Brindisi, La *Chiesa matrice di Mesagne fra storia e restauri. Mostra di documenti e manufatti: 1996-1997, Italgrafica, Oria 1996 Mario Vinci, La Chiesa Matrice di Mesagne nei documenti, in Marcello Ignone, Sulle antiche orme. Studi di cultura mesagnese, Mesagne 1997, pp. 169–196 Liceo Scientifico Statale F. Muscogiuri di Mesagne, Il restauro della Chiesa Matrice di Mesagne: progetto di informazione, a.s. 1994-1995

Voci correlate Mesagne Giuseppe Bonito

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