La Collezione archeologica De Leo è un insieme di reperti storici di proprietà della Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo” di Brindisi conservati presso la Chiesa di San Michele Arcangelo o delle Scuole Pie di Brindisi, raccolti dallo stesso fondatore della biblioteca alla fine del XVIII secolo e ampliata dall’arcidiacono archeologo Giovanni Tarantini (1805-1889). Costituita tra il XVIII e il XIX secolo è un esempio di raccolta antiquariata nel Salento e testimonia una cultura per le antichità locali e per gli oggetti “meravigliosi” tipici dell’epoca.

Storia e formazione della collezione Annibale De Leo (1739–1814), arcivescovo di Brindisi, fu uno dei promotori della collezione. Studioso di formazione classica, si dedicò alla ricerca storica e archeologica del territorio brindisino. Fondò la prima biblioteca pubblica del Salento, aperta nel 1798, presso il palazzo arcivescovile, dove raccolse anche reperti archeologici provenienti da donazioni e collezioni familiari. La sua raccolta seguiva il modello delle Wunderkammern (gabinetti delle meraviglie), includendo oggetti non solo per il loro valore storico, ma anche per la loro rarità ed esoticità, come resti faunistici e antropologici. Parte della collezione fu distrutta durante le vicende belliche legate all’arrivo delle truppe francesi.

Nel XIX secolo la collezione fu ampliata grazie all’opera dell’arcidiacono Giovanni Tarantini (1805–1889), archeologo e studioso attivo nel territorio brindisino. Tarantini partecipò a congressi internazionali e collaborò con studiosi europei, contribuendo anche al Corpus Inscriptionum Latinarum di Theodor Mommsen.

Egli ebbe un ruolo nella tutela e nello studio del patrimonio archeologico locale, raccogliendo materiali provenienti da scavi spesso e contribuendo alla crescita della collezione De Leo.

Caratteristiche della collezione La collezione comprende una vasta gamma di reperti, tra cui:

ceramiche di diverse tipologie e produzioni; bronzetti e statuette; armi ed elmi di epoca rinascimentale; oggetti di uso quotidiano; resti antropologici e faunistici, tra cui un cranio di ippopotamo; due ushabti egiziani in faïence.

Questa varietà riflette il gusto antiquario dell’epoca e il suo interesse per oggetti curiosi e “mirabilia”. Il tema dei “mirabilia”, degli oggetti stupefacenti, naturali o prodotti dall’uomo, osservati e mostrati in quanto “meraviglie” è proposto in due teche in cui crani umani e animali (ippopotamo) si affiancano a resti di iscrizioni in greco e latino, a concrezioni naturali e a due ushabti, tipiche statuette che riproducono le mummie egiziane, a dimostrazione della pervasività dell’egittomania in ogni tempo e in ogni luogo. Infine, sul tema la collezione include reperti di epoca medievale (due stampi per il pane eucaristico, un’ampollina in piombo per i pellegrini di Santiago, ceramiche di produzione locale) e rinascimentale (piccoli vasi da farmacia insieme a ceramiche smaltate e ad armi da difesa e da offesa quali gli elmi, le punte di lance e di freccia, due balestre).

Allestimento museale La collezione è oggi esposta nella Chiesa di San Michele Arcangelo, edificio del XVII secolo originariamente legato all’ordine degli Scolopi. Il nuovo allestimento è stato realizzato grazie alla collaborazione tra la Biblioteca pubblica arcivescovile “A. De Leo”, l’Università del Salento, nella persona del prof. Giovanni Mastronuzzi, e la Soprintendenza competente.

L’esposizione è organizzata per temi e periodi storici, in cui sono esposti contesti funerari e la vita quotidiana delle popolazioni antiche.

Contenuti archeologici

Età preromana e civiltà messapica  Parte della collezione è costituita da reperti provenienti dalla Puglia meridionale, in particolare dall’area salentina. Tra questi:

ollette, trozzelle e crateri; vasi miniaturistici e oggetti per l’infanzia; ceramiche legate ai rituali funerari.

Il cratere caratterizza le sepolture maschili in quanto vaso destinato alla preparazione e alla condivisione del vino, mentre le trozzelle rimandano al mondo femminile poiché la gestione dei contenitori per l’acqua tipica dell’ambiente domestico spetta alle donne. Vasi in miniatura e baby-feeder sono tipici delle tombe di bambini.

Questi materiali testimoniano la cultura dei Messapi e i loro rapporti con il mondo greco.

Età arcaica e classica  Sono presenti ceramiche a vernice nera di importazione greca e produzioni locali decorate a fasce. Tra i reperti più antichi si segnalano:

una punta di lancia della tarda età del Bronzo; una fibula della prima età del Ferro.

Età ellenistica  Numerosi oggetti documentano la vita quotidiana tra IV e III secolo a.C., tra cui:

ceramiche fini e comuni; pesi da telaio; utensili artigianali; oggetti di ornamento personale.

Età romana  La collezione include materiali databili tra il II secolo a.C. e il VI secolo d.C., come:

ceramiche sigillate; vasi in vetro e metallo; lucerne, tra cui una paleocristiana; unguentari deformati legati al rito dell’incinerazione.

Età medievale e rinascimentale  Tra i reperti più recenti si trovano:

stampi per pane eucaristico; ampolline per pellegrini; ceramiche locali; armi e oggetti difensivi come balestre ed elmi.

Problemi di provenienza e studio Uno degli aspetti della collezione è la mancanza di informazioni precise sui contesti di rinvenimento dei reperti. Questo limite è dovuto alle modalità di raccolta tipiche tra XVIII e XIX secolo, quando gli scavi non seguivano criteri scientifici moderni. Per questo motivo gli studiosi hanno dovuto ricorrere ad analisi morfologiche, stilistiche e tecnologiche per determinare la provenienza e la funzione degli oggetti. Nonostante queste difficoltà, la collezione rappresenta una fonte per lo studio della storia e dell’archeologia del territorio.

Bibliografia 

Voci correlate  Wunderkammer

Collegamenti esterni

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