Le strategie fatali (Les stratégies fatales) è un saggio del filosofo e sociologo francese Jean Baudrillard, pubblicato da Grasset il 2 febbraio 1983. La prima edizione italiana, tradotta da Sandro D'Alessandro, uscì nel 1984 presso Feltrinelli.

Nell'opera, Baudrillard radicalizza la critica della simulazione sviluppata negli scritti precedenti e rovescia il rapporto tradizionale fra soggetto e oggetto. Alle «strategie banali», fondate sulla presunta capacità del soggetto di conoscere e dominare il mondo, contrappone le «strategie fatali», che riconoscono la superiorità, l'ironia e l'imprevedibilità dell'oggetto.

Contesto e pubblicazione Le strategie fatali fu pubblicato dopo De la séduction (1979) e Simulacres et Simulation (1981), in una fase nella quale la scrittura di Baudrillard si allontanava dal linguaggio più propriamente sociologico delle prime opere per assumere una forma più filosofica, letteraria e speculativa. Il libro è stato pertanto considerato uno dei punti di svolta della sua produzione, sia per il predominio assegnato all'oggetto sia per il ricorso sistematico al paradosso, all'ironia e al rovesciamento delle categorie tradizionali.

Il punto di partenza del saggio è l'idea che la critica, la negazione e il desiderio abbiano perduto la propria capacità di trasformare il mondo. Baudrillard riprende la figura della Sfinge, ma ne inverte la funzione: non è più l'enigma del soggetto umano a richiedere una soluzione, bensì quello dell'oggetto e dell'«inumano», indifferenti alle intenzioni, ai progetti e alle leggi formulate dall'uomo.

Contenuto Baudrillard distingue fra due atteggiamenti opposti nei confronti del mondo. Nelle «strategie banali» il soggetto si considera più intelligente, libero e sovrano dell'oggetto e presume di poterlo interpretare e controllare. La strategia fatale prende invece posizione dalla parte dell'oggetto, considerato più astuto e capace di sottrarsi alle finalità che gli vengono assegnate.

In questa prospettiva gli oggetti non sono elementi passivi sottoposti all'azione umana, ma forze che proliferano, si intensificano e finiscono per sopraffare il soggetto. Baudrillard descrive una realtà nella quale ogni fenomeno tende a oltrepassare i propri limiti: l'informazione si moltiplica fino a produrre indifferenza, il reale diventa più reale del reale, la sessualità si trasforma in esposizione integrale e la produzione di beni, immagini e messaggi prosegue al di là di ogni utilità riconoscibile.

Il termine «estasi» indica questo passaggio di una cosa oltre la propria misura e la propria funzione. L'espansione incontrollata non conduce tuttavia a un aumento dell'energia o del significato, ma all'inerzia: quanto più il sistema accelera e accumula informazioni, merci e segni, tanto più il soggetto diventa passivo, affascinato e incapace di intervenire.

La strategia fatale non consiste quindi in un programma politico o in una nuova forma di emancipazione. Essa spinge invece le logiche del sistema verso il loro estremo, nella possibilità che l'eccesso produca un rovesciamento o una catastrofe interna. Baudrillard sostituisce così alla critica dialettica una logica della reversibilità, della seduzione, della sfida e dell'ironia.

Il saggio attraversa temi e avvenimenti diversi: la corsa agli armamenti, il terrorismo e la presa di ostaggi, l'informazione, la trasgressione, la verità e il destino della teoria, senza organizzarli in un sistema dimostrativo unitario. La scrittura procede mediante formule paradossali, esempi, analogie e rovesciamenti, avvicinandosi alla patafisica di Alfred Jarry, intesa come studio delle eccezioni e delle soluzioni immaginarie.

Accoglienza La critica ha generalmente interpretato Le strategie fatali come una svolta nella traiettoria di Baudrillard. Douglas Kellner vi individua il passaggio a uno scenario metafisico dominato dal «trionfo dell'oggetto» e dalla rinuncia alle prospettive di emancipazione e trasformazione progressiva che avevano ancora caratterizzato parte degli scritti precedenti.

Mike Gane ha collocato l'opera al centro di quella che ha definito la tensione fra teoria «critica» e teoria «fatale» nel pensiero di Baudrillard. Secondo Gane, l'originalità del filosofo deriva anche dal carattere paradossale di un progetto che conserva una funzione critica pur mettendo in discussione i fondamenti razionali e dialettici della critica stessa.

Studi successivi hanno analizzato in particolare l'estetica postmoderna del libro, il predominio dell'oggetto, il ruolo della seduzione e la forma non sistematica della sua argomentazione. La natura volutamente provocatoria e anti-dialettica dell'opera ha tuttavia alimentato anche interpretazioni critiche che vi hanno riconosciuto una forma di dualismo, di nichilismo o di abbandono della teoria sociale tradizionale.

Edizioni

Jean Baudrillard, Les Stratégies fatales, Parigi, Grasset, 1983. Jean Baudrillard, Le strategie fatali, traduzione di Sandro D'Alessandro, Milano, Feltrinelli, 1984. Jean Baudrillard, Fatal Strategies, traduzione di Phil Beitchman e W. G. J. Niesluchowski, New York, Semiotext(e), 1990, ISBN 978-0-936756-50-9. Jean Baudrillard, Le strategie fatali, traduzione di Sandro D'Alessandro, Milano, Feltrinelli, 2011, ISBN 978-88-07-72249-3.

Note

Bibliografia Bárbara Barreiro León, «La estética posmoderna de Jean Baudrillard en Las estrategias fatales», in Eikasia: Revista de Filosofía, n. 68, 2016, pp. 249-263. Mike Gane, Baudrillard: Critical and Fatal Theory, Londra-New York, Routledge, 1991, ISBN 978-0-415-03775-4. Douglas Kellner, «Baudrillard, Semiurgy and Death», in Theory, Culture & Society, vol. 4, n. 1, 1987, pp. 125-146, DOI 10.1177/026327687004001007. Debora Viviani, «Jean Baudrillard: Cynicism or Truth?», in Italian Sociological Review, vol. 2, n. 1, 2012, pp. 57-65.

Collegamenti esterni

Scheda dell'edizione originale sul sito di Grasset. Scheda dell'edizione italiana sul sito di Feltrinelli. Scheda dell'edizione inglese sul sito del MIT Press.

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