Kourotrophos (in greco antico , "che nutre i giovani") era nell'antica Grecia l'epiteto attribuito alle divinità che avevano fra le loro prerogative la protezione dei bambini e dei giovani. Portarono questo appellativo numerose divinità, tra cui Atena, Leto, Apollo, Ermes, Ecate, Afrodite, Artemide, Ilizia, Demetra, Gea, Cefiso e Asclepio. Queste divinità erano di norma raffigurate con un infante tra le braccia. Anche figure eroiche come Deianira e Arianna compaiono talvolta sui vasi con i propri figli, Illo la prima, Stafilo ed Enopione la seconda, ma non vi sono prove di un loro culto come figure curotrofe.

Kourotrophos fu anche il nome di una o più dee venerate autonomamente in santuari propri. Ad Atene, per esempio, Kourotrophos era una divinità cittadina, esterna al novero delle grandi divinità olimpiche, protettrice dell'infanzia e della gioventù, alla quale era dedicato un santuario, il Kourotropheion; figura di rilievo nel culto, compariva nei gruppi di sacrifici connessi alla fertilità e alla cura dei bambini.

La figura della Kourotrophos è affine a quella della cosiddetta Dea gravida, tipo di statuetta che rappresenta una dea o una donna in visibile stato di gravidanza.

Figure votive

Il termine kourotrophos (plurale kourotrophoi), o l'aggettivo "curotrofico", designa anche le statuette femminili raffigurate con un infante, che possono rappresentare tanto donne mortali quanto divinità, e che sono state interpretate come simboli di fertilità. Cipro fu un centro di produzione notevole di kourotrophoi del tipo "a tavoletta" (plank figures) tra il Cipriota Antico III e il Cipriota Medio I (2000-1800 a.C. circa). La maggior parte degli esemplari di quest'epoca è alta tra i 20 e i 30 centimetri, in materiali diversi come calcare e terracotta, e regge sulla spalla sinistra un infante, di solito assicurato a una tavola-culla; almeno due figure del periodo allattano il bambino e due lo tengono seduto in grembo. Tutte le figure curotrofe di provenienza nota vengono da tombe, il che non significa che fossero legate esclusivamente alla sfera funeraria, dato che per la maggior parte degli esemplari il contesto di rinvenimento è ignoto; le figure a tavoletta in generale, non solo le curotrofe, sono associate a meno del dieci per cento delle sepolture dell'età del bronzo, e alcune mostrano segni, come antiche riparazioni, di un uso nella vita quotidiana. L'uso della tavola-culla a Cipro nell'età del bronzo è del resto confermato dalle tracce di modellamento del cranio, incidentale nel Bronzo Antico e Medio e deliberato nel Bronzo Tardo, coerenti con la cronologia delle figure.

Le figurine materne, soggetto singolarmente popolare a Cipro fin dal Neolitico rispetto alle culture circostanti, persero favore nel Bronzo Tardo, quando i contatti con l'esterno produssero mutamenti culturali, e si è ipotizzato che in questo periodo si riducesse l'importanza attribuita alle donne come datrici di vita. La produzione di figure curotrofe proseguì comunque, ora con volti d'uccello dal becco pronunciato e forme più opulente delle precedenti figure a tavoletta, probabilmente su ispirazione di tipi già diffusi nel Vicino Oriente; per queste figure è stata proposta l'identificazione con divinità piuttosto che con donne comuni. L'interesse per le figure materne conobbe a Cipro una ripresa in età arcaica.

La funzione delle figure curotrofe resta discussa: vi si sono viste rappresentazioni di una grande dea, amuleti di fertilità, ausili o amuleti per il parto, oppure accompagnatrici dei defunti.

Figure e divinità curotrofe sono ben documentate anche in ambito etrusco e italico: terrecotte votive con dea e bambino provengono, per esempio, dai depositi del territorio di Caere e da Satricum, e tratti curotrofici sono stati riconosciuti alla dea etrusca Artume.

Note

Voci correlate Kourotrophos Maffei

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