La teoria della cosmogonia glaciale, o del ghiaccio cosmico (in tedesco Welteislehre), si basava su un modello astronomico non convenzionale formulato dall'ingegnere austriaco Hanns Hörbiger (1860–1931) per spiegare la formazione dell'universo e della Terra, pubblicato nel 1913 nel volume Glazial Kosmogonie.

Basata su presupposti intuitivi più che su criteri matematici e scientifici, sosteneva che l'universo scaturisse da un'eterna lotta tra il fuoco ed il ghiaccio, quest'ultimo inteso non tanto come elemento fisico, ma nel suo aspetto spirituale di forza primordiale.

Storia della formulazione L'ispirazione sarebbe venuta ad Hörbiger osservando la Luna con un telescopio, la cui superficie luminosa craterizzata gli ricordavano il ghiaccio in procinto di sciogliersi o solidificarsi.

Quest'immagine avrebbe stimolato il contenuto di un sogno che egli fece poco dopo, nel quale un pendolo oscillava nello spazio diventando sempre più lungo fino a rompersi: egli lo interpretò come l'intuizione che la forza di gravità diminuisca progressivamente con l'aumentare della distanza, e che l'universo sia pieno di materia frenante, cioè di etere, anch'esso fatto in gran parte di ghiaccio.

Per dare sistematicità a questa sua visione, Hörbiger collaborò con l'astronomo dilettante Philipp Fauth, che lo aiutò a redigere l'imponente trattato intitolato Glazial-Kosmogonie (Cosmogonia Glaciale) pubblicato nel 1913.

La teoria

Si trattava di una cosmogonia intuitiva e mitologica piuttosto che una vera dottrina scientifica, una sorta di visione sacra o simbolica, che intendeva contrapporsi all'«impostura matematica» dell'astronomia ufficiale, dominata dalla «scienza ebraica» di Einstein, ritenuta intellettualistica, innaturale e priva di anima.

La teoria di Hörbiger aderiva inoltre al catastrofismo perché negava l'idea di un'evoluzione lenta e costante dell'universo, sostenendo invece una storia cosmica scandita da eventi violenti e improvvisi, capaci di cambiare radicalmente più volte l'ordine consueto della realtà., pag. 128.

Il motore di tali sconvolgimenti sarebbe stato un dualismo, il conflitto eterno tra ghiaccio e fuoco: il primo era ritenuto la sostanza base delle stelle e di tutti i corpi celesti, concepiti come enormi blocchi glaciali entrati in collisione con masse incandescenti, dando origine a pianeti e lune. Lo spazio intergalattico infatti, secondo questa visione, non era vuoto, ma pervaso da un etere che, esercitando una costante forza d'attrito sugli astri in movimento, li costringeva a modificare le loro orbite stabili.

La Terra stessa secondo Hörbiger avrebbe avuto diverse lune nella sua orbita prima di quella attuale, che sarebbero precipitate con una traiettoria a spirale, dando luogo ai grandi cataclismi ricordati nei miti quali il diluvio universale, come accadrà del resto nel futuro ciclo cosmologico all'odierna Luna.

L'avvicinamento di satelliti di ghiaccio alla Terra avrebbe anche influenzato l'evoluzione umana, riducendo la forza di gravità e così permettendo la nascita di giganti dotati di poteri telepatici.

Adattamenti successivi

Nel corso degli anni venti del Novecento Hörbiger creò un'associazione per diffondere la sua teoria, la Kosmotechnische Gesellschaft («Società Cosmotecnica»), la quale trovò aderenti tra circoli völkisch, nazionalisti e ariosofi, che vedevano in essa una valida alternativa all'evoluzionismo e al creazionismo della fisica newtoniana «giudaica».

La cosmogonia glaciale rievocava inoltre antiche saghe nordiche e leggende germaniche, come lEdda, secondo cui il mondo nasce dall'incontro tra il gelo del Niflheimr e il fuoco del Múspellsheimr.

I giganti di cui parlava Horbiger, sebbene da lui intesi come come metafore riferite agli astri o ai grandi pianeti come Giove, Saturno, Urano, Nettuno, furono così mitizzati dai suoi seguaci come gli antichi Dèi polari, quali gli Aesir e i loro contendenti Vanir,Marco Zagni, prefazione a Edmund Kiss, La Porta del Sole di Tiahuanaco (1937), pag. 5, trad. it. di Alessandro Rossolini, Graal Edizioni, 2024. Kiss era uno dei seguaci di Hörbiger, oltre ad Hans Schindler Bellamy. mentre i cicli cosmici furono assimilati ai Ragnarǫk della mitologia norrena.

Questa visione eroica e sublime di una lotta in seno alla natura faceva dell'estremo Nord planetario non un deserto inospitale, bensì il centro spirituale del mondo e la culla di civiltà leggendarie, come Thule, Iperborea, Atlantide, Arktogäa.

Ricezione in Germania Secondo la ricezione prevalente in Germania, i progenitori degli ariani sarebbero nati proprio da queste terre mitiche, formatesi a seguito dell'impatto sulla Terra di lune di ghiaccio, da cui sarebbero scaturiti cataclismi glaciali; il clima polare estremo li avrebbe temprati, giustificando così la loro superiorità rispetto alle popolazioni meridionali residenti alle latitudini calde.

Il mito del ghiaccio cosmico poté in tal modo essere adottato da alcuni vertici del nazismo, trasformandosi da speculazione filosofica in ideologia politica, che sovrappose ad esso un contenuto sempre più razzista per legittimare una visione del mondo basata sulla purezza del ghiaccio, al quale veniva attribuita la provenienza ancestrale della razza ariana, poi divenuta oggetto di ricerca della società Ahnenerbe.

La coincidenza della teoria con quegli antichi racconti nordici poteva inoltre legittimare l'idea che la vera conoscenza appartenesse solo alle popolazioni di origine iperborea, anziché alla comunità corrotta degli scienziati materialisti moderni.

Altre ricezioni

Alla teoria si interessò in Italia anche Julius Evola, secondo cui essa offriva una chiave di lettura simbolica e alternativa per decifrare i miti antichi, e poterli rileggere non come favole, bensì memorie di cataclismi cosmico-geologici reali vissuti dalle civiltà primordiali.

Egli vi vedeva inoltre confermata la sua concezione metafisica di una storia ciclica e di un'antica popolazione iperborea nordico-artica, distrutta dalla caduta di diversi satelliti di ghiaccio, precedenti secondo Hörbiger all'attuale Luna, che precipitando sul pianeta avrebbero causato glaciazioni ed estinzioni di massa.

Nel secondo dopoguerra la teoria sarebbe di nuovo stata diffusa dal libro Il mattino dei maghi di Louis Pauwels e Jacques Bergier (1960), che ritenne di portarne alla luce i dettagli più esoterici circa il modo in cui Hitler ed esponenti del misticismo nazista l'avessero riadattata, subendone il fascino.

Se il Polo Nord rappresentava per costoro l'origine mitica dell'umanità del passato, anche il Polo Sud avrebbe acquistato una rilevanza speculare nell'ambito della teoria, come un secondo pilastro nelle concezioni geopolitiche ed esoteriche naziste, potendo diventare una sorta di nuova patria dell'avvenire., pag. 178.

Applicato all'Antartide, infatti, il mito di Hörbiger sosteneva che sotto la sua immensa calotta glaciale esistessero gigantesche caverne riscaldate dall'attività vulcanica e geotermica della Terra, e che in queste sacche d'aria, protette dal ghiaccio eterno, fosse presente una florida vegetazione, acqua liquida ed un clima temperato isolato dal resto del mondo., pag. 150.

Dopo un'effettiva spedizione tedesca in queste terre avvenuta nel 1938, nel dopoguerra la narrazione antartica del ghiaccio cosmico si collegò col mito della Terra cava, del Vril, e di civiltà extraterrestri o semi-divine qui risiedenti, ritenute altamente tencnologizzate, dando vita a leggende su una base sotterranea segreta, chiamata Nuova Berlino (o Base 211) in cui avrebbero trovato rifugio alcuni gerarchi nazisti sopravvissuti alla sconfitta del Terzo Reich., pag. 152.

Note

Bibliografia

Voci correlate Eredità ancestrale Hanns Hörbiger Misticismo nazista Mitologia polare Scienza olistica

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