Civitavecchia (IPA: Civitavècchia; Citavecchia in dialetto civitavecchiese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio.

Affacciata sul mar Tirreno, la sua storia è legata alla marineria e al commercio, tanto che oggi il porto di Civitavecchia è tra i più importanti d'Italia, il primo scalo europeo per numero di crocieristi annui in transito.

Geografia fisica Territorio Il villaggio, che poi diventò Civitavecchia, si sviluppò lungo la costa tirrenica in epoca etrusca. La città è situata in un territorio compreso tra il fiume Mignone a nord e il fiume Marangone a sud. Anche se non gode di grandi rilievi, la periferia è leggermente rialzata rispetto al resto dei quartieri. Inoltre vi sono numerosi fossi e piccoli canyon che partono dai vicini monti della Tolfa e sfociano a mare. La costa presenta numerose insenature e golfetti (cellae) con fondali rocciosi, le spiagge sabbiose invece sono presenti solo verso nord.

A nord di Civitavecchia scorre l'ultimo tratto del fiume Mignone che passa poi nella provincia di Viterbo per confluire infine nel mar Tirreno.

Clima

Classificazione climatica: zona C, 1085 GR/G

Origini del nome Centum Cellae (questo il nome latino che significa Cento [numerose] Celle) era all'epoca riferito, secondo quanto scrisse Plinio il Giovane per la prima volta in una lettera nel 107 d.C., a un luogo dove erano in corso grandi lavori per la costruzione del porto, nei pressi della villa dell'imperatore Traiano. Si può ipotizzare quindi che la città venne a compimento intorno al 110 d.C. Numerose sono le ipotesi avanzate per spiegare l'origine del toponimo Centumcellae; si ritiene possa riferirsi al numero di insenature naturali che erano presenti sulla costa, oppure ai numerosi ambienti costruiti nella darsena per la raccolta merci, o ancora alle cento stanze della Villa Imperiale. Nell'828, in seguito all'invasione distruttiva dei Saraceni, la popolazione lasciò il centro, rifugiandosi prima sui monti, poi in un nuovo sito chiamato "Cencelle" (per distinguerla dal primitivo), fino a quando non fece definitivamente ritorno nell'889 nella città d'origine, cambiandone il nome in Civitas Vetula (Città Vecchia) per distinguerla da Cencelle.

Storia

Preistoria Il territorio di Civitavecchia fu certamente abitato fin da epoche antichissime. Presso il torrente Fiumaretta sono stati ritrovati punte di frecce e raschiatoi in silice di età neolitica. Nelle località di Mattonara, Malpasso e Torre Chiaruccia, l'erosione della costa ha riportato alla luce numerosi scarichi di capanne dell'età del bronzo e dell'età del ferro. Si tratta di popolazioni che certamente traevano dal mare i propri mezzi di sussistenza.

Eta antica Il territorio dell'odierna Civitavecchia era abitato già in epoca preromana: Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, menziona tra i popoli dell'antica Etruria gli Aquenses Taurini, localizzati presso il colle Ficoncella in prossimità delle Terme di Traiano, e i Castronovani, insediati lungo il torrente Marangone. La diffusa presenza di necropoli etrusche nell'area, tra cui quella della Mattonara, riferibile al VII-VI secolo a.C., e quella di Cava della Scaglia, attiva almeno dall'VIII al V secolo a.C., suggerisce l'esistenza di un insediamento anche in corrispondenza dell'attuale centro urbano. Gli studiosi concordano inoltre sulla presenza di un porto cellulare di epoca preromana, i cui resti erano ancora osservabili alla fine dell'Ottocento nei pressi del Forte Michelangelo.

La fondazione della città in senso proprio si colloca in età imperiale romana, attorno al 107 d.C., quando l'imperatore Traiano avviò la costruzione del porto e stabilì nelle vicinanze la propria residenza per seguirne direttamente i lavori. La prima attestazione del toponimo Centum Cellae compare in una lettera di Plinio il Giovane, che descrive la villa imperiale e i cantieri in corso; il nome, la cui interpretazione è ancora dibattuta tra chi lo riferisce alle insenature costiere e chi alle stanze della villa, rimase associato al luogo per tutta l'antichità. Centumcellae è poi menzionata nell'Itinerarium Maritimum, tra i porti e gli approdi del tragitto marittimo che da Roma conduceva in Provenza. I lavori del porto si conclusero intorno al 110 d.C. e la città assunse un impianto urbanistico romano, con il cardo massimo coincidente con l'attuale Corso Marconi. La vitalità del centro si mantenne anche nel tardo impero, come testimonia il poeta Rutilio Namaziano che, nei primi anni del V secolo, durante il suo viaggio marittimo verso la Gallia, si fermò a Centocelle e ne descrisse tanto l'attività portuale quanto l'accessibilità delle Terme di Traiano, ancora frequentate nonostante la distanza di tre miglia dalla città.

Medioevo

Alto medioevo Tra il 537 e il 538 Civitavecchia passò sotto il controllo dell'Impero bizantino, sottratta ai Goti: Procopio di Cesarea ne sottolineò il valore strategico, evidenziando le dimensioni della città e l'efficienza del suo porto. Sotto la dominazione orientale la città dipendeva formalmente dal Duca di Roma, mentre il governo effettivo era esercitato da un Conte a capo della guarnigione locale, tra i quali Gregorio Magno menziona nei suoi Dialoghi un certo Teofanio, ricordato per la mitezza del suo amministrare. Il controllo bizantino si protrasse fino al 728, anno in cui la città passò allo Stato Pontificio. Papa Gregorio III fece restaurare le mura nel 740, e queste si rivelarono sufficienti a respingere un tentativo di occupazione longobarda nel 749, ma non bastarono a fronteggiare le successive incursioni saracene, che culminarono nella distruzione della città nell'828, preceduta da un primo saccheggio documentato tra la fine dell'813 e gli inizi dell'814 dalla penna di Eginardo, biografo di Carlo Magno.

Gli abitanti superstiti trovarono rifugio nelle boscose colline circostanti, finché nel 854 papa Leone IV consacrò un nuovo insediamento sui ruderi di un antico pagus etrusco, tra i Monti della Tolfa sulla sinistra del Mignone, destinato a perpetuare il nome di Centumcellae e a ospitare il vescovo con il titolo della diocesi originaria. Questo centro, munito di dieci torri e tre porte, prosperò come libero Comune assumendo gradualmente i nomi di Centocelle e poi Cencelle, e si estinse definitivamente solo nella seconda metà del XV secolo, in coincidenza con la scoperta dei giacimenti di allume nei Monti della Tolfa e il conseguente rilancio commerciale dell'antica città costiera, che intorno al 1072 ricompare nelle fonti come rocca sulle rovine del porto antico con il nome di Civita Vetula, da cui deriva il definitivo Civitavecchia. La leggenda del vecchio marinaio Leandro, che avrebbe convinto gli abitanti a tornare al mare dando origine al simbolo della quercia con le lettere OC, è una creazione romantica ottocentesca smentita dalle ricerche di Odoardo Toti e dalle indagini archeologiche di Letizia Pani Ermini, mentre quelle iniziali sono oggi più correttamente ricondotte al motto Ordo Centumcellensis, in memoria delle origini romane della città.

Basso medioevo

Sui primi secoli della città rinata le notizie sono assai scarse. Nell'XI secolo ebbero signoria su Civita Vetula il Conte Ranieri di Civitacastellana e il Monastero di Farfa. Il Pontefice Innocenzo II concesse Civita Vetula in feudo a Pietro Latro appartenente alla famiglia romana dei Corsi. I feudatari che ebbero più a lungo il possesso della città furono i Prefetti di Vico, ai quali fu inizialmente concessa la sovranità da Federico Barbarossa, poi confermata anche dal papa Urbano IV. A contendere la sovranità sul feudo ai Prefetti di Vico fu la nobile famiglia dei Romani, che esercitò il potere sulla Rocca prima di restituirlo a Giovanni di Vico nell'anno 1347 (Carlo Calisse, Storia di Civitavecchia). L'ultimo feudatario di Civitavecchia fu Giacomo Di Vico, il quale si unì ai Colonna contro il papa Eugenio IV. Nell'anno 1431 il pontefice inviò contro Giacomo l'esercito comandato dal cardinale Giovanni Maria Vitelleschi e composto dai migliori capitani di ventura dell'epoca: Fortebraccio, Ranuccio Farnese e Menicuccio dell'Aquila. Nonostante il numero soverchiante dei fedeli al Papa, la rocca di Civita Vecchia o Civita Vetula risultò inespugnabile e Giacomo Di Vico riuscì a trattare la resa, cedendo la città alle forze del papa per 4.000 fiorini d'oro.

La città sviluppò proprie istituzioni comunali, documentate da una prima traduzione in volgare degli statuti risalente al 1451, con a capo un Visconte quadriennale affiancato da un Camerlengo e da due consiglieri, ma la definitiva affermazione del potere pontificio su Civitavecchia, sancita dalla vittoria di Eugenio IV su Giacomo Di Vico, aprì una stagione di rinascita urbana: Nicola V restaurò le mura nel 1455 e Sisto IV dotò la città di un acquedotto.

Età moderna Fu però Giulio II a imprimere il maggiore slancio costruttivo, avviando i lavori della fortezza progettata dal Bramante, completata nel 1535 da Michelangelo per volere di Paolo III con la realizzazione della parte superiore del maschio esagonale. Nel 1522 i Cavalieri Ospitalieri si stabilirono in città dopo la cacciata da Rodi, vi rimasero fino al 1530 e da Civitavecchia partirono nel 1535, con la benedizione di Paolo III, le flotte veneziana, genovese e spagnola dirette contro i pirati di Tunisi. Per tutto il Cinquecento la città fu oggetto di imponenti lavori di difesa, tra cui le mura del Sangallo, avviate nel 1515 e terminate nel 1555, mentre Sisto V istituì nel 1588 la flotta pontificia permanente e una serie di pontefici, da Clemente VIII a Urbano VIII, contribuì a riportare il porto all'efficienza perduta con la caduta dell'Impero romano.

Nel Seicento Alessandro VII dotò Civitavecchia di un grande arsenale, indispensabile alla flotta impegnata contro la pirateria e l'espansionismo ottomano, e la popolazione triplicò nel giro di un secolo passando da mille a tremila abitanti; nel 1693 la città ottenne lo statuto ufficiale di città, mentre Innocenzo XII promosse il ripristino dell'antico acquedotto traianeo, lungo trentacinque chilometri, inaugurato nel 1696. Nei primi decenni del Settecento Civitavecchia divenne sede di governatore e capoluogo di provincia, ma le istituzioni comunali rimasero quelle rinascimentali fino alla Restaurazione. Con l'occupazione francese del 1798 la città fu coinvolta nelle vicende napoleoniche, ospitando l'imbarco della divisione del generale Desaix verso l'Egitto, e nel 1799 resistette per oltre un mese all'assedio delle truppe del generale Merlin, ottenendo infine una resa onorevole. L'annessione all'Impero francese nel 1809 portò nuovi impulsi istituzionali, con la creazione del Tribunale, della Camera di Commercio e di una stazione meteorologica.

Con la Restaurazione e il ritorno di Pio VII nel 1814 si consolidarono ulteriormente le istituzioni locali, mentre Leone XII ripristinò la cattedra vescovile soppressa dalla caduta dell'antica Centumcellae e Gregorio XVI promosse la costruzione di importanti edifici pubblici, tra cui il Teatro Traiano. La città, animata da sentimenti liberali, aderì prontamente al Risorgimento, issando il tricolore sul Forte Michelangelo il 9 febbraio 1849 alla proclamazione della Repubblica Romana, salvo vedere spente le proprie speranze il 24 marzo successivo con lo sbarco delle truppe francesi del generale Oudinot, incaricate di ristabilire il potere pontificio. L'ultimo ventennio di governo papale fu segnato da rilevanti opere pubbliche, tra le quali la linea ferroviaria Civitavecchia-Roma, inaugurata nel 1859.

Il 16 settembre 1870, quattro giorni prima della Breccia di Porta Pia, gli italiani guidati da Nino Bixio, fecero il loro ingresso in città tra ali di folla plaudente. Civitavecchia divenne così definitivamente italiana. È la fine del potere ultra millenario dei papi, risalente (sia pur con qualche discontinuità) all'anno 728 d.C.

Età contemporanea