Il Calendario di Amiternum è tra i più completi calendari romani. È composto da due lastre marmoree: nella prima, di cui si conserva solo un frammento, sono inscritti i mesi da gennaio a giugno, nella seconda, conservata quasi integralmente, sono inscritti i mesi da luglio a dicembre.

Fa parte della collezione di reperti archeologici provenienti dal sito archeologico di Amiternum, situato vicino L'Aquila nella frazione di San Vittorino.

È conservato presso il Museo Nazionale D'Abruzzo dell'Aquila.

Storia

Datazione Attraverso il frammento della prima lastra, è stato possibile datare il calendario: nel giorno del 28 maggio si può individuare il giorno festivo che il senato decretò in onore di Druso Minore, figlio di Tiberio, per il suo trionfo, che per l'appunto venne celebrato il 28 maggio del 20 d.C. Inoltre si può notare l'assenza delle inferiae di Germanico, morto il 10 ottobre del 19 d.C.

Tale datazione fu merito di Vito Maria Giovenazzi, seguito subito dopo da Pietro Francesco Foggini, i quali, studiando gli inscritti sul frammento di lastra, furono in grado di stabilire definitivamente il 20 d.C. come anno di datazione del calendario.

Ritrovamento La prima lastra, di cui si conserva solo un frammento, che nello specifico contiene i giorni centrali di maggio e giugno, venne scoperta in maniera totalmente fortuita tra le macerie della porta Barete a L'Aquila, che crollò a causa del terremoto che colpì la città il 2 febbraio 1703. Il frammento fu poi collocato presso Palazzo Margherita, allora sede del municipio dell'Aquila.

L'arcivescovo e storico Antonio Ludovico Antinori, racconta che la seconda lastra marmorea del calendario si trovava già dal XVI secolo murata nella chiesa di San Vittorino ad Amiterno. Il barone di Arischia e San Vittorino, Lorenzo Alfieri Ossorio, la fece poi trasferire nel 1675 presso il proprio palazzo all'Aquila in piazza Santa Giusta.

Conservazione Alla fine del XVIII secolo, il frammento con inscritti i giorni centrali di maggio e giugno venne riunito ai frammenti della lastra con i mesi da luglio a dicembre e conservato nel palazzo che era stato del barone Lorenzo Alfieri Ossorio.

Nel 1852, lo storico tedesco Theodor Mommsen li pubblicò entrambi nella Inscriptiones Regni Neapolitani Latinae.

Nel 1883, tutti i frammenti del calendario erano stati acquistati dal comune dell'Aquila e trasferiti presso l'ex convento di Santa Maria dei Raccomandati, nuova sede del municipio. Nel 1908, in questa sede verrà istituito il Museo Civico Aquilano e il calendario di Amiternum entrerà a far parte delle collezioni civiche.

Il calendario è stato infine inserito nelle collezioni del Museo Nazionale d'Abruzzo fin dalla sua inaugurazione nel 1951 con sede presso il Forte Spagnolo dell'Aquila, all'interno della sezione di archeologia. In seguito al sisma del 2009 che ha colpito la città, il calendario, così come tutte le altre opere della collezione, furono trasferite nella sede temporanea del museo presso l'ex mattatoio, nei pressi della Fontana delle 99 cannelle a L'Aquila. Successivamente, dal dicembre del 2025, il calendario, come altre opere del Museo, è tornato nella sede storica presso il Forte Spagnolo.

Descrizione

Lastra con i mesi da gennaio a giugno Della prima lastra è presente un solo frammento con inscritti i giorni dal 22 al 28 maggio e i giorni dal 18 al 27 giugno. Misura 39x31x9.5 cm ed è realizzata in marmo lunense. Il frammento fu rinvenuto tra le macerie della porta di Barete a L'Aquila, crollata in seguito al sisma del 1703: era presente all'interno delle mura della porta probabilmente impiegato come materiale inerte.

Sono state compiute su questo frammento delle indagini con fluorescenza a raggi X a dispersione di energia (EDXRF) con lo scopo di identificare la composizione chimica delle inscrizioni presenti: tali indagini hanno rilevato che le lettere del calendario, in particolare le lettere A e H, presentavano tracce di pigmentazione a base di ossido di ferro, per creare il colore rosso, e a base di manganese, per creare il colore terra d'ombra. Questo portò gli studiosi a credere che anche la seconda lastra presentasse in origine gli stessi colori ma, a causa della sua esposizione prolungata agli agenti atmosferici, essa è andata via via a perdere ogni traccia di pigmentazione. Questa è invece rimasta all'interno del frammento della prima lastra, poiché protetto all'interno delle mura di porta Barete.

Lastra con i mesi da luglio a dicembre La seconda lastra con i mesi da luglio a dicembre misura 95.5x129x8 cm ed è in marmo lunense. Al momento della scoperta, la lastra si presentava per lo più integra, mancante solo degli ultimi dieci o dodici giorni dei mesi. Secondo gli studiosi, probabilmente la parte inferiore è stata ritagliata in senso longitudinale per essere usata come lastra pavimentale o come parte superiore dell'altare o come chiusura di una tomba.

È composta da nove frammenti che sono stati riassemblati e restaurati nel 2011 mediante incollaggio e perni metallici. Il restauro, diretto da Rosanna Tuteri ed eseguito dalla Pro.Art srl di Roma e dalla ditta Gaba di Sulmona, è stato necessario a seguito dei danni riportati dalla lastra a causa del terremoto del 2009. Nel restauro è stata eseguita la ricomposizione dei frammenti, la pulitura delle superfici e il reintegro delle lacune.

Struttura Il calendario di Amiternum segue il tipico schema del calendario giuliano: dodici colonne, una per ogni mese dell'anno, con inizio a gennaio e conclusione a dicembre.

Ogni mese è diviso in tre parti: le calende (contrassegnate con la lettera K) corrispondevano al primo giorno del mese, le none (contrassegnate con la sigla NON) che cadevano nove giorni prima delle idi (tra il 5 e il 7) e le idi (contrassegnate con la sigla EID) che coincidevano con la metà del mese (tra il 13 e il 15). Calende, none e idi erano sempre giorni consacrati agli dei, cioè giorni festivi.

Ogni mese era scandito dalle nundinae, come le nostre settimane, della durata di otto giorni, indicate dalle lettere dalla A alla H. Erano così chiamate perché il nono giorno, ovvero il primo giorno della nundina successiva, contrassegnato con la lettera A, aveva luogo il mercato, momento centrale della vita sociale ai tempi degli antichi romani.

I giorni della settimana si distinguevano inoltre in base a ciò che era consentito fare o non fare in quel giorno specifico: nei giorni fasti (contrassegnati con la lettera F) era consentito svolgere attività giuridico-politiche, nei giorni nefasti (contrassegnati con la lettera N) erano giorni consacrati agli dei nei quali i magistrati non potevano emettere sentenze, i comitialis (contrassegnati con la lettera C) erano giorni in cui la popolazione poteva riunirsi in assemblea o si potevano tenere comizi.

Note

Bibliografia

Fedeli, Stangherlin, Analisi diagnostiche eseguite sulle tracce di rubricatura presenti su alcuni frammenti di iscrizioni, 2008.

Vito Maria Giovenazzi, Titi Livi historirum libri XCI, 1773.

Voci correlate Amiternum Civiltà romana Calendario giuliano Museo Nazionale d'Abruzzo

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Categoria:Calendario romano Categoria:Opere nel Museo nazionale d'Abruzzo