Il movimento indipendentista delle Ryūkyū (in giapponese: 琉球独立運動, Ryūkyū dokuritsu undō) è un movimento politico che sostiene che l’arcipelago delle Ryūkyū (oggi amministrato come prefettura di Okinawa, e altre isole) dovrebbe separarsi dal Giappone e divenire uno Stato indipendente. Alcuni sostenitori propongono la rinascita del Regno delle Ryūkyū, mentre altri immaginano una Repubblica delle Ryūkyū moderna.
Il movimento nella sua forma attuale ha preso piede nel 1945, dopo la fine della guerra del Pacifico. Durante l’occupazione alleata, alcune persone ryukyuane ritenevano che le isole dovessero diventare uno Stato indipendente, invece che essere restituite al Giappone. Tuttavia, le isole Ryūkyū furono restituite al Giappone il 15 maggio 1972, con l’Accordo di Reversione di Okinawa del 1971. Il Trattato di sicurezza tra Stati Uniti e Giappone, firmato nel 1951, prevede la presenza continua di basi americane, e gli Stati Uniti mantengono una presenza militare significativa su Okinawa.
Il movimento indipendentista delle Ryūkyū afferma che l’invasione del 1609 del Dominio di Satsuma e l’annessione formale durante l’era Meiji (quando fu creata la prefettura di Okinawa) sono atti coloniali contro il Regno delle Ryūkyū. Criticano, inoltre, fortemente gli abusi subiti dal popolo ryukyuano sia nel passato che nel presente, ad esempio l’uso di terreni di Okinawa per basi militari americane, con impatti sociali ambientali.
Secondo il sondaggio, che si è svolto nel 2022, solo circa il 3% della popolazione locale sostiene effettivamente l’indipendenza completa.
Contesto storico I Ryukyuani (o popolo ryukyuano) sono un gruppo indigeno originario delle Isole Ryūkyū, distinto dal popolo giapponese dal punto di vista etnico, culturale e linguistico. Durante il periodo Sanzan, l’isola di Okinawa era suddivisa in tre entità politiche indipendenti: Hokuzan, Chūzan e Nanzan. Nel 1429, il sovrano di Chūzan, Shō Hashi, riuscì a unificarle e costituire il Regno delle Ryūkyū (1429-1879), con capitale situata presso il Castello di Shuri. Il regno mantenne relazioni tributarie con la Cina delle dinastie Ming e Qing, una pratica avviata da Chūzan tra il 1372 e il 1374 è proseguita fino al declino del regno verso la fine del XIX secolo. Tale rapporto tributario risultò altamente vantaggioso per il regno, poiché i sovrani ottennero legittimazione politica, mentre il Paese nel dio complesso acquisì accesso a opportunità economiche, culturali e politiche nel Sud-est asiatico, senza che la Cina interferisse nell’autonomia politica interna delle Ryūkyū.
Oltre alla Corea (1392), alla Thailandia (1409) e ad altri stati del Sud-est asiatico, il regno mantenne relazioni commerciali con il Giappone (1403) e durante tale periodo, si sviluppò una peculiare identità politica e culturale. Tuttavia, nel 1609, il dominio feudale giapponese di Satsuma invase il regno per conto del primo shōgun, Tokugawa Ieyasu, e dello shogunato Tokugawa (1603-1867), poiché il re delle Ryūkyū, Shō Nei, si era rifiutato di sottomettersi allo shogunato. Il regno fu costretto a inviare un tributo a Satsuma, ma gli fu consentito di mantenere e continuare la propria indipendenza, nonché i rapporti e il commercio con la Cina (un privilegio unico, poiché il Giappone era all’epoca proibito dal commerciare con la Cina). Tale configurazione fu definita “doppio vassallaggio” e perdurò fino alla metà del XIX secolo.
Durante il periodo Meiji (1868-1912), il governo Meiji dell'Impero giapponese (1868-1947) avviò un processo in seguito definito Ryukyu Shobun(“Disposizione delle Ryukyu”) con l’obbiettivo di annettere formalmente il regno al moderno Impero giapponese. Inizialmente l’area fu istituita come Dominio delle Ryukyu (1872-1879); nel 1879 il dominio-regno venne abolito e al suo posto fu creata la Prefettura di Okinawa, mentre l'ultimo re delle Ryūkyū, Shō Tai, fu costretto all’esilio a Tokyo. In precedenza, nel 1875, il regno era stato obbligato contro la propria volontà a interrompere le relazioni tributarie con la Cina, mentre il presidente degli Stati Uniti, Ulysses S. Grant, propose un piano volto a mantenere un'Okinawa indipendente e sovrana, pur suddividendo altre isole ryukyuane tra Cina e Giappone. Il Giappone offrì alla Cina le isole Miyako e Yaeyama in cambio di diritti commerciali con la Cina equivalenti a quelli concessi agli Stati occidentali, abbandonando e di fatto dividendo l'arcipelago per un profitto economico. Il trattato fu rigettato poiché la corte cinese decise di non ratificarlo. La classe aristocratica delle Ryūkyū resistette all’annessione per quasi due decenni, ma dopo la Prima guerra sino-giapponese (1894–1895) le fazioni favorevoli alla sovranità cinese o ryukyuana si indebolirono, poiché la Cina rinunciò alle proprie rivendicazioni sull’arcipelago. Nel periodo Meiji, il governo attuò sistematicamente e formalmente misure di soppressione dell’identità etnica, della cultura, delle tradizioni e della lingua ryukyuane, perseguendo la loro assimilazione come giapponesi etnici (Yamato).
Dalla formazione della prefettura, il rapporto con lo Stato giapponese è stato continuamente contestato e soggetto a cambiamenti. Movimenti significativi per l’indipendenza di Okinawa si sono manifestati dopo l’annessione, prima e durante la Seconda guerra mondiale, e fino ai giorni nostri. Nel 1945, durante la Battaglia di Okinawa della Seconda guerra mondiale, morirono circa 150.000 civili, corrispondenti a circa un terzo della popolazione dell’isola, molti dei quali in suicidi di massa forzati dall’esercito giapponese. Dopo la guerra, le isole Ryūkyū furono occupate dal Governo militare degli Stati Uniti per le isole Ryūkyū (1945–1950); gli Stati Uniti mantennero il controllo anche dopo il Trattato di San Francisco del 1951, sostituendo l’amministrazione diretta con il governo USCAR. In questo periodo, l’esercito statunitense requisì forzatamente terreni privati per la costruzione di basi militari, confinando i proprietari in campi profughi, e personale militare statunitense commise migliaia di crimini contro i civili.
Solo vent’anni dopo, il 15 maggio 1972, Okinawa e le isole circostanti furono restituite al Giappone. Nonostante la libertà politica e la prosperità economica post-bellica del Giappone, le strutture militari avevano un impatto economico negativo sulle comunità locali, e la popolazione percepiva di essere stata sfruttata a fini di sicurezza giapponese e regionale contro la minaccia comunista.
Nonostante Okinawa fosse stata formalmente reintegrata nel Giappone, sia il governo giapponese sia gli Stati Uniti hanno continuato a stipulare accordi per garantire il mantenimento e l’espansione delle basi militari statunitensi, nonostante le proteste della popolazione locale ryukyuana. Pur rappresentando solo lo 0,6% della superficie totale del Giappone, attualmente circa il 75% di tutte le installazioni militari statunitensi presenti in Giappone si trovano a Okinawa.
Note
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